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Contenuti Extra

I ricordi non fanno rumore vol.1

La Guerra d’Etiopia

Nel capitolo 2 del romanzo, Giovanna racconta a Bianca che suo padre era un aviatore ed eroe di guerra, morto in uno scontro aereo durante la guerra di Etiopia.

Illustrazione della Domenica del Corriere 1935

IMMAGINE 1: La guerra d’Etiopia con gli aerei italiani in una illustrazione della Domenica del Corriere del 1935

La guerra d’Etiopia, svoltasi tra il 1935 e il 1936, vide contrapposti il Regno d’Italia e l’Impero di Etiopia.

 

Voluta e ampiamente propagandata da Mussolini come guerra di espansione per conquistare “un posto al sole” e fare dell’Italia una potenza coloniale, al pari e al fianco delle grandi potenze europee che già possedevano colonie in Africa e in Asia, la campagna d’Etiopia impose all’Italia uno sforzo enorme, con un dispiegamento di truppe e mezzi mai visto prima.

 

Circa 800.000 uomini partirono per l’Etiopia e più di 4.000 trovarono la morte nei combattimenti.

Le Leggi razziali

Il 18 settembre 1938, in un comizio a Trieste, Benito Mussolini annuncia la predisposizione di un nuovo pacchetto di leggi, le cosiddette Leggi Razziali Fasciste, entrate poi in vigore il 10 novembre 1938.

Folla che ascolta Mussolini a Trieste 18 settembre 1938

IMMAGINE 2: Piazza Unità d’Italia a Trieste il 18 settembre 1938, durante il discorso in cui Mussolini annuncia le Leggi Razziali

Nel capitolo 3, durante la cena a casa Colombo, gli invitati minimizzano la gravità delle Leggi razziali introdotte da Mussolini, dichiarando che si tratta solo di un segnale del Duce per rafforzare l’alleanza con Hitler.

Corriere della Sera 11 novembre1938

IMMAGINE 3: Prima pagina del Corriere della Sera dell’11 novembre 1938 che annuncia l’approvazione delle Leggi Razziali

Nonostante lo scetticismo iniziale da parte dell’opinione pubblica, i limiti e le restrizioni imposti dalle Leggi sono però reali.

 

I provvedimenti stabiliscono infatti misure discriminatorie nei confronti degli ebrei, come – solo per citarne alcune – l’obbligo di registrarsi in elenchi speciali, il divieto di sposarsi con cittadini di razza ariana, il divieto di avere domestici di razza ariana, il divieto di possedere o gestire aziende con oltre 100 dipendenti o terreni e fabbricati di alto valore. Soprattutto, gli ebrei non potevano più lavorare negli enti pubblici e non potevano più frequentare le scuole di ogni ordine e grado.

Grafica delle Leggi razziali fasciste

IMMAGINE 4: Sintesi grafica delle Leggi Razziali pubblicata sulla rivista La difesa della razza

Così, per esempio, a partire dall’autunno 1939 agli ebrei non fu più consentito andare al cinema o a teatro e anche i biglietti per la stagione operistica della Scala non potevano più essere venduti a persone ebree, come scopre la signora Colombo nel capitolo 7.

L’entrata in guerra dell’Italia

Nel capitolo 2, al mercato, Bianca sente dire che è scoppiata una guerra, ma che si tratta di una guerra lontana che non riguarda l’Italia.

 

Quando Hitler invade la Polonia, il 1 settembre 1939, gli italiani in effetti rimangono indifferenti perché ritengono che si tratti di una contesa tra due nazioni lontane dall’Italia e che quindi non ci riguardi.

 

Del resto il Patto d’Acciaio, siglato tra Italia e Germania il 22 maggio 1939, consente al nostro paese di tenersi fuori dal conflitto.

Firma del Patto d'Acciaio

IMMAGINE 5: I ministri Ciano e Ribbentrop firmano il Patto d’Acciaio a Berlino il 22 maggio 1939 alla presenza di Hitler Archivio Luce

Dopo nove mesi di neutralità, però, convintosi che la guerra stia per risolversi a favore dell’alleato tedesco, Mussolini dichiara guerra a Francia e Gran Bretagna, trascinando anche l’Italia nel conflitto.

 

 

Il 10 giugno 1940 il Duce si affaccia al balcone di Palazzo Venezia a Roma e, di fronte a una folla acclamante, pronuncia la dichiarazione di guerra. Il discorso venne diffuso in diretta radio in tutte le piazze e le case d’Italia.

 

Nel capitolo 9 si racconta infatti che anche Ida e Giovanna ascoltano il discorso alla radio.

Il razionamento alimentare

Nel capitolo 8, per il compleanno di Bianca, Ida prepara una torta ma deve fare i conti con la scarsità degli ingredienti.

 

 

Già negli anni Trenta, infatti, nonostante la “Battaglia del grano” promossa dal regime, in Italia la produttività agricola è scarsa. La farina di grano non è per tutti e si diffonde l’uso di surrogati, come le farine d’orzo e di lenticchie. Per questo la propaganda fascista scredita il consumo di pasta e pane bianco a favore del riso.

Nel 1935, a causa dell’attacco all’Etiopia, l’Italia viene colpita da sanzioni internazionali e l’autarchia, ovvero la politica di autosufficienza economica, diventa una necessità.

 

 

Quando poi l’Italia entra in guerra, nel giugno del 1940, l’esigenza di rifornire l’esercito diventa prioritaria e il regime impone ai civili il razionamento alimentare.

Viene introdotta la tessera annonaria, una carta personale che resterà in vigore fino al 1949 e che stabilisce il razionamento, permettendo di prenotare gli alimentari e in seguito anche il vestiario.

Tessera annonaria 1942

IMMAGINE 6: Tessera annonaria in uso nel 1942

Nel 1941 si comincia a razionare il pane. I panettieri possono aggiungere all’impasto il 20% di farina di patate, ma si utilizzano anche la crusca e il mais di seconda scelta.

Il risultato è un pane scuro e spesso insipido, perché anche il sale è soggetto a razionamento. I panettieri vicini al mare sono autorizzati a utilizzare acqua salmastra per l’impasto.

 

Le date di prenotazione e ritiro sono annunciate sui manifesti e sui giornali e nei giorni di distribuzione si creano code interminabili davanti a forni e negozi di alimentari.

Coda per il pane - Fototeca Gilardi

IMMAGINE 7: Coda davanti a un panificio per il ritiro dei beni razionati – Fototeca Gilardi

Oltre al sale, è razionato anche lo zucchero; il pepe e le spezie sono introvabili, il caffè è bandito in quanto prodotto di importazione. Niente può essere sprecato, pertanto la filosofia del riuso e dei surrogati diventa imprescindibile: si diffondono ricette per riciclare gli scarti, come le bucce, i torsoli della frutta, i gambi delle verdure, e non mancano le proposte più creative, come fare la marmellata senza zucchero e la crema senza uova.

 

La progressiva riduzione delle derrate disponibili favorisce la nascita e il consolidamento del mercato nero, la rete clandestina di scambi alimentata dai contrabbandieri.

I bombardamenti su Milano

Allo scoppio della guerra cominciano i bombardamenti da parte delle forze anglo-francesi.

 

Milano è la città del nord Italia maggiormente colpita. La sua sfortuna è di essere un bersaglio per tutta la durata della guerra: dal 1940 al 1943 viene bombardata perché l’Italia aveva dichiarato guerra a Francia e Gran Bretagna; dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, invece, viene bombardata ancora per essere “liberata” dai tedeschi che ancora occupavano il nord Italia.

Mappa bombardamenti Milano 1944

IMMAGINE 8: Mappa dei bombardamenti su Milano nel 1944

Nel romanzo vengono citati tre bombardamenti specifici:

 

  • nel capitolo 10 Bianca scappa nel rifugio con Maria e Ida per ripararsi dal bombardamento del 24 ottobre 1942
  • nel capitolo 28 Giovanna si ritrova suo malgrado sotto il bombardamento del 29 marzo 1944
  • nel capitolo 31 Giovanna viene sorpresa da un nuovo attacco il 20 ottobre 1944
Milano bombardata Seconda Guerra Mondiale - Storiologia.it

IMMAGINE 9: Luoghi di Milano bombardati – Storiologia.it

Milano bombardata Seconda Guerra Mondiale - Storiologia.it

IMMAGINE 10: Luoghi di Milano bombardati – Storiologia.it

Il bombardamento del 20 ottobre 1944, in particolare, fu più feroce e devastante degli altri.

 

Tre squadre di bombardieri alleati partiti da Foggia si diressero su Milano con l’obiettivo di colpire gli stabilimenti Breda che si trovavano a nord della città, verso Sesto San Giovanni. La prima squadra per un inconveniente tecnico sganciò le sue bombe in aperta campagna, la seconda squadra colpì la fabbrica distruggendola, mentre la terza pattuglia sbagliò rotta e sganciò il suo carico sul quartiere residenziale di Gorla.

 

 

Alcune bombe colpirono in pieno la scuola elementare di Gorla uccidendo 184 scolari, 20 insegnanti e altri 18 bambini piccoli in braccio alle madri che erano accorse verso la scuola al primo suono della sirena per riprendersi i figli.

Fu una vera e propria strage di innocenti.

I martiri di Gorla 1944 - Storiologia.it

IMMAGINE 11: Alcuni bambini morti nella scuola elementare di Gorla dopo il bombardamento del 20 ottobre 1944 – Storiologia.it

Gli sfollamenti

Conseguenza immediata dei bombardamenti sulle città furono gli sfollamenti: chi poteva lasciava la propria casa o ciò che ne restava e andava in campagna, da amici o parenti, o in cascine abbandonate e occupate.

 

In campagna c’era infatti l’illusione di potersi arrangiare coltivando un po’ di terra e soprattutto la speranza di non trovarsi più sotto le bombe.
La gente partiva, portandosi quel poco che aveva, per lo più a piedi, i più fortunati ammassando materassi e mobilie su carretti di fortuna, come fanno Bianca e Giovanna nel capitolo 13.

Sfollati Seconda Guerra Mondiale

IMMAGINE 12: Sfollati durante la Seconda Guerra Mondiale

L’inflazione durante la guerra

Durante la guerra i prezzi al consumo crescono senza sosta, con aumenti del 15% nel 1941 e 1942, più del 60% nel 1943 e ben più del 350% nel 1944.

 

Nel capitolo 13, durante lo sfollamento, Giovanna paga 100 lire per un passaggio sul carro.

 

Il valore di 100 lire nel 1942 è pari infatti a circa 55 euro attuali, ma prima della guerra nel 1939 la stessa cifra valeva circa 87 euro, per crollare drasticamente a meno di 4 euro nel 1945.

La donna durante il fascismo

Per il regime fascista la donna deve restare a casa ed essere prima di tutto una madre prolifica per “dare figli alla Patria”.

 

Negli anni Trenta non sono rare quindi le donne con molti figli, come Augusta che ne ha cinque. Soprattutto nelle campagne, infatti, le famiglie tendono a mettere al mondo molti figli, perché servono braccia per i faticosi lavori nei campi.

Al contrario, in città, le donne operaie e lavoratrici, cercano di limitarsi a un figlio o due, perché gli spazi e le condizioni economiche sono ristretti.

 

 

Il regime cerca di contrastare la riduzione della natalità a suon di decreti: le donne sposate non possono più essere assunte nei pubblici uffici, è vietata la vendita degli anticoncezionali, gli uomini che non si sposano devono pagare la tassa sul celibato, mentre le famiglie prolifiche ricevono assegni familiari e premi di natalità.

L’Armistizio

L’8 settembre 1943 viene diffuso dalla radio un proclama del generale Badoglio che annuncia che cinque giorni prima, il 3 settembre, l’Italia ha firmato un armistizio con le forze alleate che prevede la rottura del patto tra Italia e Germania e la resa incondizionata delle forze armate italiane agli Alleati.

Armistizio 1943

IMMAGINE 13: Il generale italiano Castellano stringe la mano al generale statunitense Eisenhower dopo la firma dell’armistizio, firmato a Cassibile, in Sicilia, il 3 settembre 1943

Subito dopo l’annuncio dell’armistizio, i tedeschi invadono l’Italia del nord, considerando ormai l’Italia un nemico da combattere e sottomettere.

 

Mussolini, che già da luglio ha perso il suo ruolo di primo ministro, aiutato dai tedeschi si ritira a Salò, sul Lago Maggiore, con i suoi fedelissimi, e dà vita alla Repubblica Sociale Italiana, estremo tentativo di proseguire il proprio regime. Il sud Italia, invece, è occupato dalle forze alleate che a poco a poco risalgono la penisola con l’intento di “liberarla”.

 

L’Italia è dunque spezzata in due, ma ovunque occupata da forze straniere, e sempre più povera, affamata, bombardata.

La Resistenza

Dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943 in tutto il centro-nord Italia ha inizio la Resistenza, cioè un movimento di liberazione nazionale costituito da bande armate di partigiani che nascono spontaneamente e lottano per liberare l’Italia dall’occupazione tedesca.

 

Le truppe partigiane prendono il nome di “brigate” e sono costituite da politici antifascisti, ex militari pentiti di aver prestato servizio nell’esercito fascista e giovani di tutte le classi sociali.

Brigata partigiana

IMMAGINE 14: Brigata partigiana

Le formazioni partigiane si distinguono a seconda dell’orientamento politico:

 

  • le Brigate Garibaldi e i GAP (Gruppi di Azione Patriottica) fanno riferimento al Partito Comunista (PCI);
  • le Brigate Giustizia e Libertà fanno riferimento al Partito d’Azione (PdA);
  • le Brigate Matteotti fanno riferimento al Partito Socialista Italiano (PSI);
  • le Brigate Fiamme Verdi, le Brigate del popolo e le Brigate Osoppo fanno riferimento alla Democrazia Cristiana (DC).

 

In più ci sono Brigate autonome. Tutte, però, confluiscono nel Comitato di Liberazione Nazionale (CNL).

Brigata partigiana sull'Appennino forlivese

IMMAGINE 15: Brigata partigiana sulle colline dell’Appenino forlivese

Nel capitolo 24 Vittorio confessa ai fratelli che quando verrà chiamato sotto le armi non si arruolerà nell’esercito, ma passerà dalla parte dei partigiani.

 

Come lui, tanti giovani, chiamati a prestare servizio nell’esercito fascista, si danno alla macchia, salgono in collina e si uniscono alle brigate partigiane.

 

La popolazione civile li appoggia, fornendo loro nascondigli e rifornimenti. I più giovani, che ancora non possono imbracciare le armi, collaborano facendo da “staffetta”, cioè portando documenti o cibo agli uomini armati.

 

Numerose anche le donne che partecipano attivamente alla lotta di liberazione, sia come staffette di supporto sia come vere e proprie combattenti nelle azioni armate.

Donne partigiane

IMMAGINE 16: Donne partigiane

L’Americano

Nel capitolo 29 Giuseppe racconta a Bianca e ai suoi fratelli che Vittorio è entrato a far parte della brigata partigiana comandata dall’Americano.

 

“Americano” è il nome di battaglia di Domenico Mezzadra, nato negli Stati Uniti nel 1920 da emigranti italiani, tornato in Italia nel 1933 e stabilitosi a Broni (PV). Nel febbraio 1944 entra nella Resistenza e si unisce alla Brigate Garibaldi, diventando presto comandante della Brigata Capettini.

Domenico Mezzadra detto "Americano"

IMMAGINE 17: Domenico Mezzadra, detto “Americano”, comandante della Brigata partigiana Capettini

Americano guida la resistenza dei partigiani durante la Battaglia dell’Aronchio e in seguito diventerà comandante di tutti i partigiani dell’Oltrepò pavese, partecipando alla liberazione di Voghera e dei paesi vicini.

 

Dopo la guerra viene eletto all’Assemblea Costituente, rimanendo in Parlamento fino al 1948.

La Sicherheits

Nel capitolo 30 Giuseppe spiega ai familiari che nelle campagne girano gli uomini della Sicherheits, per rastrellare, uccidere, torturare.

 

La Sicherheits Abteilung (reparto per la sicurezza) è una formazione autonoma della Repubblica di Salò, costituita da fascisti alle dirette dipendenze del Comando Tedesco nel nord Italia (162ª Divisione) e attiva nei territori dell’Oltrepò pavese.

 

Inquadrata come “Secondo Battaglione Italiano di Polizia”, la Sicherheits è dunque una polizia autonoma che, però, a differenza di molte altre presenti nel nord Italia, è retta da unmaresciallo delle SS che assicura il diretto controllo del Comando Tedesco e conta tra i suoi membri anche soldati del Terzo Reich.

Insediatasi inizialmente a Voghera alla fine del 1943, poi spostatasi a Varzi e infine a Broni, con il passare dei mesi la Sicherheits vede crescere il numero dei suoi componenti, passando da una quarantina di effettivi nel 1944 a circa 250 nel 1945. Essi affiancano le truppe tedesche nei rastrellamenti, danno la caccia ai renitenti, ai disertori e ai partigiani, compiono rappresaglie nei confronti della popolazione civile, provocano incendi e distruzioni, arrestano, torturano, violentano.

 

Il nome Sicherheits, passando nel dialetto e nel linguaggio comune come sicarai, rimane a lungo tristemente famoso in tutto l’Oltrepò e viene utilizzato per definire un delinquente spietato, il peggiore dei criminali.

La battaglia dell’Aronchio

Nel capitolo 30 Giuseppe racconta ai familiari ciò che ha saputo sulla battaglia alla quale ha partecipato Vittorio.

 

Si tratta della battaglia dell’Aronchio, avvenuta il 25 luglio 1944 sul greto dei torrenti Staffora e Aronchio nel loro punto di confluenza, a sud di Varzi (PV).

 

Il giorno prima, il 24 luglio, una colonna di nazi-fascisti rastrella le campagne tra i paesi di Zavattarello, Romagnese, Val di Nizza e Brallo ma, giunta nella frazione Montemartino viene messa in fuga dai partigiani.

 

La reazione dei fascisti è immediata e il giorno dopo si ripresentano con oltre 200 uomini tra fascisti della Brigata Nera, e tedeschi della Sichehreits.

 

I partigiani della Brigata Capettini, guidati da Americano, insieme ai partigiani della Brigata Crespi e della Quarta Brigata di Giustizia e Libertà, si oppongono strenuamente ai nazi-fascisti.

Aronchio

IMMAGINE 18: Resoconto della battaglia dell’Aronchio fatto da un reduce – Il Periodico News

Durante lo scontro, Americano viene ferito al braccio destro ma continua a combattere impugnando il mitra con la mano sinistra: un gesto che accresce la fama ed il prestigio del comandante tra i suoi uomini e la popolazione.

 

Tra i partigiani cadono Carlo Benedini (28 anni) di Bocco e Giovanni Ferrari (20 anni) di Menconico. Muore anche il quindicenne Aldo Felice Casotti, detto “Monello”. Nato a Minucciano (LU) è fuggito da casa per unirsi ai partigiani. Durante la battaglia dell’Aronchio viene colpito mentre porta munizioni ai suoi compagni. Al suo nome verrà intitolata una Brigata partigiana e dopo la fine della guerra sarà insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Memoriale di Aldo Casotti "Monello"

IMMAGINE 19: Il cippo dedicato ad Aldo Casotti “Monello” a Minucciano (LU)

Grazie anche all’attiva partecipazione dei contadini del luogo, giovani e anziani, che intervengono nello scontro con i loro fucili da caccia, la battaglia dell’Aronchio si conclude con la netta sconfitta dei nazi-fascisti, che lasciano sul terreno una decina di morti e alcuni prigionieri, tra i quali Elsa Cristofori, ausiliaria della X Mas, aggregata alla Sicherheit, che verrà fucilata.

Le Repubbliche Partigiane

Nel capitolo 30 Giuseppe comunica alla famiglia con grande gioia che a Bobbio è stata proclamata la repubblica.

 

Si tratta di una delle tante Repubbliche Partigiane sorte in Italia nel 1944 in zone o città che, grazie all’azione dei partigiani, si ritrovano a essere libere dagli invasori e decidono di amministrarsi autonomamente, dando vita a veri e propri governi di tipo democratico.

Mappa delle principali Repubbliche Partigiane

IMMAGINE 20: Le Repubbliche Partigiane o Zone Libere nel nord Italia nel 1944 – Fonte: ResistenzaeDemocrazia.it

Le loro esperienze, sebbene di breve durata, sono però significative e contribuiscono alla definizione delle norme del nuovo assetto amministrativo che sarà poi stabilito dalla Costituzione Italiana.

La messa in latino

Nel capitolo 34 Vittorio e Sandra si sposano. È il maggio del 1946.

 

Per fare un omaggio agli sposi, Bianca e Giuseppe recitano fuori dalla chiesa la Prima Lettera ai Corinzi di San Paolo, conosciuta come Inno all’amore.

 

Si tratta di un testo oggi molto conosciuto proprio perché spesso viene recitato durante i matrimoni.

Nel romanzo, però, Bianca e Giuseppe non possono recitare questo testo in chiesa, perché a quel tempo solo il sacerdote può parlare e leggere durante le celebrazioni, i riti sono recitati in latino, il sacerdote celebra la funzione con le spalle rivolte ai fedeli e questi non possono salire sull’altare.

 

 

Soltanto dal 1965, con le nuove direttive emanate dal Concilio Vaticano II, la Messa e i Sacramenti cominciano a essere celebrati in italiano e i laici sono chiamati a partecipare attivamente alle celebrazioni, anche leggendo i testi sacri.

Bibliografia

Sitografia

  • Atlante delle stragi nazifasciste in Italia, mappa e schede di tutti gli episodi di violenza contro i civili commessi dall’esercito tedesco e dai suoi alleati fascisti in Italia tra il 1943 e il 1945, a cura dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) in collaborazione con l’Istituto Nazionale Ferruccio Parri
  • Il Deposito, archivio dei canti di guerra e di resistenza nella Seconda Guerra Mondiale
  • La Domenica del Corriere, bacheca su Pinterest.it con più di 600 copertine della Domenica del Corriere, a cura di Sandro Mion
  • Museo Nazionale della Resistenza, sito ricco di contenuti foto/video sulla Resistenza italiana, proposto come anteprima del Museo Nazionale della Resistenza di Milano, la cui apertura è prevista per il 2026
  • Piccoli martiri di Gorla, sito dedicato al bombardamento del 1944 sulla scuola elementare di Gorla con foto d’epoca, a cura di Armando Savoia
  • Varzi Viva, sito dell’associazione culturale omonima, che racconta la Resistenza partigiana a Varzi e dintorni

 

 

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