Il tempo narrativo: durata, ritmo e velocità degli eventi nella narrazione - Libroza
4749
post-template-default,single,single-post,postid-4749,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,qode_grid_1200,qode-content-sidebar-responsive,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-11.1,qode-theme-bridge,wpb-js-composer js-comp-ver-4.12,vc_responsive

Il tempo narrativo: durata, ritmo, velocità degli eventi nella narrazione

il tempo narrativo

Home > Il tempo narrativo: durata, ritmo, velocità degli eventi nella narrazione

Abbiamo già visto come un autore possa alterare l’ordine degli eventi di una storia giocando con fabula e intreccio.

Oltre all’ordine degli eventi, però, un autore deve imparare anche a gestire la loro durata a seconda del ritmo che vuole imprimere alla sua narrazione.

Ascolta questo episodio in Podcast su iTunesSpreaker

Vediamo dunque come impostare il tempo narrativo e in quale rapporto si collocano il tempo della storia e il tempo del racconto.

Tempo della storia e tempo del racconto

Il tempo della storia è il tempo reale in cui si svolgono i fatti narrati e può quindi essere definito come il tempo della fabula.

Nei Promessi Sposi, ad esempio, la storia inizia la sera del 7 novembre 1628 (in questo caso abbiamo anche l’indicazione temporale precisa), quando don Abbondio incontra i bravi, e  si chiude due anni dopo con il matrimonio finalmente celebrato tra Renzo e Lucia.

Il tempo del racconto, invece, è lo spazio dedicato all’interno di un testo alla narrazione dei fatti e può essere quindi definito come il tempo dell’intreccio.

Così, nei nostri Promessi Sposi (se non ce li hai, qui trovi l’ebook gratis), per raccontare i due anni di vita dei protagonisti Alessandro Manzoni occupa qualche centinaio di pagine che anche il lettore più pigro non impiega certo due anni a leggere.

L’ordine temporale degli eventi in un testo narrativo

Tempo della storia e tempo del racconto in genere si discostano per due elementi:

  • l’ordine in cui vengono narrati i fatti
  • e la durata di ciascuno di essi.

Nella vita reale i fatti accadono (ovviamente) in ordine cronologico, uno dopo l’altro. In un testo narrativo, invece, tu puoi decidere di spostarli e di presentarli al lettore in ordine inverso rispetto alla realtà.

Questo è possibile grazie alle tecniche narrative delle anacronie, che abbiamo già visto quando abbiamo affrontato il tema della fabula e dell’intreccio:

  • la analessi (o flashback o retrospezione), che consiste in un salto indietro nel tempo, per cui si racconta ciò che è accaduto in precedenza;
  • la prolessi (o flashforward o anticipazione), tecnica opposta a quella del flashback, che consiste in un salto in avanti nel tempo, per cui si anticipa ciò che avverrà in futuro.

>>> Per approfondire leggi Fabula e Intreccio: l’ordine degli eventi nella narrazione

La durata degli eventi in un testo narrativo

L’esempio fatto prima dei Promessi Sposi ci dimostra che se nella vita reale una storia può durare anche molti anni, in un testo, invece, essa dura sicuramente molto meno, perché vivere una vicenda non è come raccontarla.

Infatti, la durata di un evento nella vita reale si misura in secondi, minuti, ore, giorni, mesi e anni, mentre la durata di un evento nel racconto coincide con la lunghezza del testo, misurata in parole, righe, paragrafi e pagine.

Per questo la durata degli eventi nella storia non coincide quasi mai con la loro durata nel racconto.

Il racconto che dovesse avere una durata della storia uguale alla lunghezza del racconto si definirebbe isocrono, ma è praticamente inesistente.

Solo in alcuni brani di un testo durata della storia e durata del racconto possono coincidere, ma nel complesso non c’è corrispondenza tra tempo della storia e tempo del racconto.

La velocità degli eventi in un testo narrativo

Analizzando il rapporto tra tempo della storia (TS) e tempo del racconto (TR) è possibile rendere conto di tutte le variazioni di velocità di un testo narrativo.

Le situazioni possibili sono 5, alle quali corrispondono altrettanti espedienti narrativi:

1) Pausa: TS = 0

Nella pausa il tempo della storia è uguale a zero perché l’autore si sofferma a descrivere minutamente stati d’animo, situazioni interiori che in realtà durano un attimo, ma occupano molto spazio nella narrazione. Il tempo reale sembra dunque quasi sospeso.

L’azione non procede ed è invece interrotta per lasciare spazio a descrizioni, digressioni di tipo storico e sociale, riflessioni dei personaggi o interventi diretti del narratore che commenta quanto sta accadendo.

2) Rallentamento: TR > TS

Nel rallentamento il tempo del racconto è più lungo del tempo della storia, perché il testo descrive in molte pagine avvenimenti che durano pochi minuti.

L’azione procede, ma lentamente, perché ogni situazione è descritta nei minimi particolari e il tempo sembra quindi dilatato.

3) Scena: TR = TS

Nella scena il tempo del racconto è uguale al tempo della storia perché c’è una corrispondenza tra la durata degli eventi narrati e la loro lunghezza nel testo.

È il caso tipico delle scene dialogate, in cui i personaggi parlano e si confrontano tra loro (ma a volte un personaggio può anche parlare da solo, tra sé e sé in un monologo), perché il tempo impiegato per leggere la pagina scritta e quello necessario per pronunciare le battute coincidono.

4) Sommario: TR < TS

Nel sommario il tempo del racconto è più breve di quello della storia, per cui avvenimenti di giorni, mesi o anche anni sono sintetizzati in poche pagine o addirittura in poche righe del testo.

Il sommario serve ad accelerare il ritmo del racconto e spesso costituisce un passaggio fra le varie scene dialogate.

5) Ellissi: TR = 0

Nell’ellissi il tempo del racconto è uguale a zero perché intere parti di vita dei personaggi (a volte solo una notte, a volte anni interi) sono del tutto omessi nella narrazione e sono quindi sottintesi, lasciati all’intuizione del lettore che capisce che il tempo della storia, cioè il tempo reale degli eventi narrati, sarebbe molto più lungo del suo semplice girare pagina.

Se ti piace questo articolo, regalami un like: a te non costa nulla, ma per me è fonte di grande soddisfazione e mi ripaga di tutto il lavoro!

Il ritmo della narrazione

Alternare passaggi in cui il tempo del racconto è più lento rispetto al tempo della storia e viceversa permette all’autore di gestire e variare il ritmo della storia.

Così, se vuoi accelerare e dare al tuo testo un ritmo incalzante, userai principalmente i sommari, mentre se vuoi rallentare e dare al lettore più tempo per riflettere sugli avvenimenti del testo, userai rallentamenti e pause.

Per giocare con queste velocità alternate dovrai utilizzare in modo consapevole le sequenze.

Come abbiamo già visto, infatti, esistono sequenze dinamiche, che mettono in moto la narrazione e contribuiscono a farla procedere nel tempo, e sequenze statiche, che rallentano l’azione o la sospendono del tutto.

  • Le sequenze narrative contengono sommari ed ellissi e per questo sono dinamiche e sono le più veloci: raccontano anche lunghi periodi di tempo e fanno andare avanti la storia.
  • Le sequenze dialogiche corrispondono alle scene perché il tempo che i personaggi impiegano a parlarsi l’un l’altro è uguale al tempo che il lettore impiega a leggere il loro scambio di battute.
  • Le sequenze descrittive sono in genere dei rallentamenti e sono quindi sequenze statiche, in cui la storia non procede, ma il lettore può acquisire elementi importanti per la caratterizzazione di ambienti e personaggi.
  • Infine, le sequenze riflessive corrispondono alle pause perché interrompono del tutto l’azione per inserire i ragionamenti e le riflessioni dei personaggi o del narratore e in quel momento il tempo sembra essere sospeso.

>>> Per approfondire leggi Le sequenze: cosa sono e come usarle nella progettazione narrativa

Se vuoi scrivere un brano incalzante userai quindi sequenze narrative con pochissimi dettagli descrittivi e brevi battute di dialogo, che ti aiutino a creare una scena rapida; se al contrario vuoi bloccare l’azione in un punto critico e ritardarne lo svolgimento, puoi usare sequenze descrittive o riflessive.

Sta a te mescolare gli elementi, perché un testo solo descrittivo sarebbe di una noia mortale, ma un testo solo narrativo senza descrizioni sarebbe povero.

Un testo ben organizzato è un testo dal ritmo vario, un testo, cioè, che contiene tutte e quattro le tipologie di sequenze e gioca con i rapporti di velocità tra tempo della storia e tempo del racconto.

Un grande romanzo è quello in cui l’autore sa sempre a che punto accelerare, frenare e come dosare questi colpi di pedale nel quadro di un ritmo di fondo che rimane costante. (Umberto Eco)

Risorse Utili