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Hai talento per la scrittura?

Hai talento per la scrittura?

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Mi capita spesso di ricevere richieste da parte di autori che hanno scritto un testo e vogliono la mia opinione. Mi chiedono che cosa ne penso, se è un testo valido, se funziona e se può vendere.

Spesso, però, queste domande che sembrano riferite alla qualità del testo nascondono invece la vera richiesta dell’autore che vuole sapere se ha talento oppure no.

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È una richiesta comprensibile, ma senza senso. Come si può decidere se un autore ha talento da un unico testo? Che magari è il suo primo testo?

E poi, soprattutto, che cos’è il talento?

Che cos’è il talento nella scrittura

È difficile definire il talento nella scrittura.

C’è chi ha più creatività e inventa sempre nuove trame originali per i propri libri, c’è chi ha più facilità di scrivere e riempie cartelle su cartelle in poco tempo; c’è chi ha maggiore competenza linguistica e scrive testi corretti al primo colpo, e poi c’è chi ha più senso del ritmo, maggiore capacità di osservazione per le descrizioni, più spigliatezza nei dialoghi, maggiore sensibilità per la psicologia dei personaggi, ecc.

Insomma, la scrittura è composta da mille sfumature e non esiste un talento che le comprenda tutte.

La scrittura è un'arte composta da mille sfumature e non esiste un talento che le comprenda tutte.

Avere talento per la scrittura può quindi significare molte cose: il talento di un autore per le descrizioni è diverso, ma non per questo inferiore, al talento di un altro per i dialoghi o gli intrecci, e così via.

Ciascuno ha il suo talento, ovvero la sua attitudine.

Avere talento significa essere portati per un aspetto della scrittura.

La buona notizia è che tutti abbiamo un talento. Dobbiamo solo scoprire qual è.

Anche tu, dunque, sì, proprio tu, che te lo stai chiedendo proprio ora, hai un talento per la scrittura.

Devi scoprire qual è e coltivarlo.

Il talento non basta

Il talento non si insegna: questa è un’affermazione che si sente ripetere spesso e con la quale io stessa concordo.

Ma allora, se il talento non si insegna, a cosa servono tutti i corsi di scrittura creativa che si trovano in giro? Se per scrivere serve talento e se il talento non si può insegnare, allora dovrebbero scrivere solo coloro – i pochi fortunati – che hanno avuto il dono del talento.

Eppure non è così. Per fortuna, aggiungo io.

Perché il punto è molto semplice: il talento non basta.

In realtà chiunque può scrivere e sono molte le persone che scrivono per fini personali e privati e che mai si sognerebbero di rendere pubbliche le proprie pagine. Se il tuo scopo è scrivere per te stesso, però, non ti servono lezioni o suggerimenti di scrittura creativa perché scrivi quello che vuoi, quando vuoi, come vuoi.

Qui parliamo invece di chi vuole scrivere per essere letto e, meglio ancora, per chi vuole scrivere per essere apprezzato dagli altri.

In questo senso la scrittura è un atto esteriore, attraverso il quale porgiamo al mondo qualcosa di noi.

Se dunque anche tu fai parte della schiera degli aspiranti scrittori, ovvero di chi scrive per essere letto e apprezzato dagli altri, sappi che per scrivere bene non basta il talento. Ci vogliono anche altre cose, direi almeno 3:

1. ci vuole allenamento

Puoi essere portato per la corsa, ma non puoi partecipare alla maratona di New York se non riesci a concludere nemmeno il giro del tuo isolato senza schiattare.

2. ci vuole determinazione

Un allenamento efficace deve essere costante, ma se non hai una forte motivazione troverai sempre una scusa per rimandare gli esercizi.

3. ci vuole umiltà

Quando pensi di essere arrivato, è il momento di ripartire per traguardi più alti. A testa bassa.

L’ispirazione è sedersi ogni giorno alla stessa ora al tavolino. (Gustave Flaubert)

 

Come far emergere il tuo talento nella scrittura

Se il talento non basta, questo non significa che non serva. Anzi, serve eccome. Ma va aiutato a emergere e poi va allenato.

La prima cosa da fare è dunque cercare di creare le condizioni migliori affinché questo talento si esprima liberamente. Solo così lo potrai identificare e poi, di conseguenza, lo potrai allenare.

Come puoi far emergere il tuo talento nella scrittura, dunque?

1. Scrivi ciò che ti sta a cuore

Per prima cosa il tuo talento può emergere solo se scrivi ciò che ti sta a cuore. È vero che ogni storia può essere un soggetto valido per un libro, perché ciò che conta è come la si scrive, ma è anche vero che se tu non hai una vera spinta interiore nei confronti della storia che stai raccontando, non riuscirai mai a scriverla bene.

La passione di autore si sente nelle sue parole, così come si sente la mancanza di passione.

Anzi, dirò di più: un contenuto trasmesso con passione è valido ed efficace anche se esposto con una forma non perfetta, mentre un contenuto vissuto con distacco non riuscirà a coinvolgere i lettori nemmeno se espresso nella forma migliore.

Parti dunque da ciò che ti sta più a cuore.

Molte volte nei corsi di scrittura si sente dire: «Scrivi di ciò che ti disturba, scrivi di ciò che ti urta, di ciò che ti dà fastidio».

Io non penso che tu ti debba limitare a scrivere solo di cose che non ti piacciono o che ti fanno soffrire. Sicuramente le emozioni negative sono una leva potente, ma anche quelle positive ci stimolano e occupano i nostri pensieri.

Scrivi dunque di qualcosa che ti sta a cuore, per un motivo o per l’altro. Scrivendo contenuti per te importanti, ti verrà spontaneo anche curare o migliorare la forma di ciò che scrivi perché il tuo desiderio sarà quello che più persone possibili leggano e comprendano il tuo messaggio.

Se parti da un contenuto a cui tieni, automaticamente ti preoccuperai anche della sua forma.

Se le parole e i sentimenti sono disonesti, se l’autore bara e scrive di cose che non gli stanno a cuore o di cui non è convinto, allora non può aspettarsi che qualcun altro mostri interesse per il suo racconto. (Raymond Carver, Il mestiere di scrivere)

 

2. Entra in empatia con gli altri

Scrivere ciò che ti sta a cuore non significa scrivere solo temi autobiografici.

La maggior parte degli scrittori esordienti comincia con un romanzo autobiografico o che contiene in sé molti episodi vissuti in prima persona dall’autore. Anche quando i personaggi non sono la trasposizione letteraria dell’autore e dei suoi familiari, è indubbio che nelle prime opere c’è molto del suo mondo.

È normale. Ma può andare bene solo all’inizio.

Alla lunga la vena autobiografica si esaurisce o porta a risultati ripetitivi.

Quello che devi fare è invece sviluppare la tua capacità di osservazione del mondo che ti circonda. Osserva gli altri, i loro comportamenti, le loro reazioni. Chiediti il perché di gesti e scelte altrui. Cerca di entrare in sintonia anche con chi fa una vita molto diversa da te.

Alla base di questo processo conoscitivo ci deve essere una tua reale curiosità dell’umano, un interesse vero per le dinamiche psicologiche e i moventi delle relazioni.

Questo si chiama entrare in empatia con gli altri ed è l’unico modo per riuscire a capire, prima, e trascrivere, poi, emozioni o esperienze che tu non hai vissuto in prima persona.

È questo il motivo per cui i grandi scrittori di thriller riescono a descrivere la mentalità di un serial killer senza essere assassini essi stessi.

Nel mio romanzo L’amore conta ad un certo punto la protagonista Irene va a trovare in ospedale la sua migliore amica che ha appena partorito e, di fronte alla piccola neonata, fa delle riflessioni sul senso della nascita e della vita. Ebbene, uno dei commenti più belli che ho ricevuto dopo la pubblicazione del libro è stato quello di una mia amica che aveva avuto da poco una bambina e che mi ha detto: «Ma come hai fatto a scrivere quelle cose? È esattamente ciò che ho provato io quando è nata mia figlia!».

Ebbene, io non ho figli, ma per scrivere quel brano avevo cercato di mettere sulla carta tutte le sensazioni che avevo raccolto negli anni osservando le mie amiche diventare madri. Il suo commento è stata la più grande gratificazione ai miei sforzi.

Non puoi infatti pensare di scrivere solo ciò che conosci per esperienza personale diretta, ma puoi scrivere di tutto ciò di cui ti appassioni e che analizzi nel profondo.

Comincia dunque a osservare le persone che ti stanno accanto, poi anche persone sconosciute che incontri per caso, e poi perfino persone sconosciute che non incontri dal vivo ma che vedi in tv e di cui leggi sui giornali: guardale con occhi nuovi e sguardo più profondo, vai oltre l’apparenza e cerca le sfumature, il non detto, il “dietro le quinte”. Fai ipotesi e cerca conferme.

Ti renderai conto che alla fine tutti i comportamenti umani sono mossi da poche leve emozionali profonde (gioia, tristezza, paura, rabbia, ecc.) declinate poi nelle loro varianti (senso di colpa, paura dell’abbandono, orgoglio, vergogna, ecc.).

Si tratta quindi di uscire dal recinto delle tue emozioni e usarle invece come chiave per accedere alle emozioni altrui.

Abbiamo in noi, tutti quanti, tutti gli istinti dell’umanità. Ma di questi istinti, ne freniamo per lo meno una parte, per onestà, prudenza, educazione, talvolta semplicemente perché non abbiamo l’occasione d’agire diversamente. Il personaggio di romanzo, lui, andrà fino al limite di se stesso. Il mio ruolo di romanziere è metterlo in una situazione tale che vi sia costretto. (Georges Simenon, L’età del romanzo)

 

Come sviluppare il tuo talento per la scrittura

Partire da ciò che ti sta a cuore e poi dall’analisi di ciò che ti circonda serve a far emergere il tuo talento per la scrittura, la tua attitudine a raccontare storie a partire dalle emozioni che muovono i personaggi.

Una volta stanato questo talento, devi però curarlo, nutrirlo, affinarlo.

Tutti noi abbiamo storie da raccontare, sogniamo storie, immaginiamo storie, ascoltiamo storie. Quando però cominciamo a scriverle, queste storie, ci rendiamo conto che averle vissute, immaginate, sognate o ascoltate non basta più. Ed è qui che entra in gioco la tecnica.

Ma la tecnica, in quanto tale, si apprende e si migliora.

Se dunque il talento non si insegna, la tecnica sì.

Il talento non si insegna, la tecnica sì.

Pensa per esempio a un autore che apprezzi molto e leggi un suo testo giovanile. Molto probabilmente non ti piacerà o ti sembrerà perfino che non sia opera sua. Perché la bravura che tu oggi gli attribuisci non è una cosa immutabile che ha sempre avuto. Aveva un talento e l’ha perfezionato.

Devi cercare quindi di allenare il tuo talento ogni giorno per svilupparlo e migliorare la tua scrittura. Questo ti permetterà non solo di scrivere meglio, ma anche di scrivere di più e più velocemente.

Attenzione, però: non è un percorso breve o rapido. Come abbiamo detto prima ci vogliono costanza e determinazione.

Sviluppare il proprio talento richiede fatica, impegno, applicazione. È un percorso sulla propria scrittura e nella scrittura dei grandi maestri.

Ma come si può sviluppare il proprio talento per la scrittura? A mio avviso esistono solo 2 modi:

1. lavorare sui testi dei grandi autori

Smonta e rimonta i testi dei grandi autori, individua le sequenze, gli archi di sviluppo dei personaggi, analizza le descrizioni e i dialoghi.

A questo proposito un esercizio molto efficace è quello di ricopiare interi brani di un testo che ti piace: ricopiarli, infatti, parola per parola, ti permette di scendere al loro interno molto più di quanto tu non possa fare solo leggendoli. Ricopiali e ti accorgerai dell’ordine delle parole, dell’uso della punteggiatura, delle strutture sintattiche.

Purtroppo la didattica della ripetizione viene spesso snobbata e considerata un’inutile perdita di tempo. Io invece la ritengo incredibilmente efficace proprio perché nella sua semplicità di applicazione, consente di raggiungere un’analisi profonda del testo.

Quando insegnavo, nonostante fossi più giovane dei miei colleghi, ero rimasta l’unica docente di italiano che continuava a far imparare a memoria le poesie agli studenti delle superiori. Le poesie a memoria, infatti, sono ancora una prassi diffusa alle scuole elementari, poi però alle medie si perde via via questa abitudine e alle superiori scompare del tutto.

Io invece insistevo e assegnavo qualche brano o poesia da imparare a memoria lungo tutto il corso dell’anno. I ragazzi all’inizio non lo sopportavano, ma poi essi stessi si rendevano conto di fare sempre meno fatica, perché la memoria si “allenava”. Io, da parte mia, sapevo che oltre all’allenamento mnemonico, quell’esercizio continuo su testi d’autore era uno strumento incredibile per ampliare il loro bagaglio lessicale. 😉

2. lavorare sulla tua scrittura

Attraverso esercizi di scrittura creativa, spronati a inventare, costruire e sviluppare sempre storie nuove.

Testa diversi generi, diversi punti di vista, diversi registri linguistici.

Non serve scrivere racconti lunghi. Bastano anche poche righe per esercizio. L’importante è che tu ti metta in situazioni nuove, che ti sforzi di cercare soluzioni, di immedesimarti nei personaggi, di visualizzare le scene.

È un lavoro di creatività che stimolerà la tua fantasia e allo stesso tempo la profondità di analisi di ogni situazione che ti si può proporre.

All’inizio potresti vivere questi esercizi con estrema fatica. Non ti preoccupare: è normale. È solo perché non li hai mai fatti. Via via che continuerai a fare esercizio ti accorgerai di come le idee nasceranno sempre più rapide e ricche, e scrivere poche righe per ogni nuova situazione non sarà più una fatica.

Anzi, può diventare un gioco divertente che fai per allenarti, per sgranchirti la mente prima di metterti a scrivere cose più importanti.

Come tutti gli allenamenti, però, anche questo dà i suoi frutti solo se fatto con costanza.

Fare un esercizio ogni sei mesi non ti servirà a nulla. Fare esercizi di scrittura creativa dovrebbe diventare un appuntamento quotidiano, o per lo meno settimanale.

Del resto scrivere 15-20 righe partendo da una traccia data non richiede molto tempo.

Se proprio ti senti bloccato e non sai cosa scrivere, scrivi perché ti senti bloccato, perché su quell’esercizio non hai nulla da dire. Insomma, scrivi qualcosa o scrivi il perché non riesci a scrivere. Ma scrivi.

Se davvero vuoi sviluppare il tuo talento devi fare esercizio. Non ci sono alternative.

Due esercizi di scrittura creativa per far emergere e sviluppare il tuo talento

Per concludere ti propongo due esercizi di scrittura creativa che possono aiutarti a far emergere il tuo talento e soprattutto a svilupparlo.

1) Pensa a un episodio della tua infanzia in cui ti sei sentito particolarmente fiero, orgoglioso o contento.

Si deve trattare di un’emozione comunque positiva. Più piccolo eri, meglio è. Cerca di ricordare esattamente come ti sei sentito e perché, cosa hai fatto, come dimostravi la tua emozione, come si sono comportati gli adulti con te.

Ora prova a raccontare quell’emozione, a scriverla su carta, ma assegnandola a un personaggio adulto. Scrivi quindi in terza persona e immagina che ciò che è accaduto a te da bambino ora accada al tuo personaggio, che invece è un adulto. Puoi anche scegliere di cambiare il genere del personaggio: se tu sei un uomo, immagina una donna e viceversa.

Bastano 15-20 righe. Lo scopo è partire da un’emozione che tu hai già vissuto e quindi fa parte del tuo personale bagaglio emotivo, trasportandola poi nella vita di un’altra persona e immaginando quindi come qualcun altro può viverla.

2) Apri la pagina di cronaca del quotidiano (o sfoglia le news locali online) e scegli un incidente o un reato o un episodio bizzarro.

Non deve per forza trattarsi di cronaca nera, può andare bene anche una lite tra condomini, un furto in un negozio, un incidente stradale o anche un episodio bizzarro come una lite tra vecchiette in casa di riposo. L’importante è che si tratti di eventi che provocano emozioni tristi o di disagio (rabbia, paura, tristezza, disprezzo, disgusto, indignazione, ecc.).

Partendo dal caso di cronaca scrivi un breve testo in cui tu sei il protagonista e vivi una vicenda simile. Puoi scegliere di essere colui che causa l’incidente oppure chi lo subisce, il malvivente o la vittima, oppure solo un testimone. Puoi cambiare il luogo e il tempo in cui si svolge la vicenda.

Scrivi 15-20 righe. Qui lo scopo è partire da una situazione che tu non hai mai vissuto e quindi non fa parte del tuo personale bagaglio emotivo ed immaginare di viverla, entrare in empatia con i protagonisti reali della vicenda per capire le loro emozioni e farle tue.

P.S.

Ci ho messo molti giorni per raccogliere tutte le informazioni e scrivere questo articolo. Se ti è piaciuto, ti chiedo dunque un piccolo favore.

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