Perché scrivi? - Libroza
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Perché scrivi?

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Se vuoi scrivere un libro, prima di cominciare devi porti alcune domande fondamentali, per assicurarti di intraprendere il tuo percorso nella direzione giusta.

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La prima di queste domande è: Perché scrivi?

La maggior parte degli scrittori non sa rispondere a questa domanda o non lo fa con sincerità. E tu?

Prima di scrivere, pensa

Una bella canzone di Fabrizio Moro di qualche anno fa diceva “prima di parlare, pensa!”. Il consiglio vale ancora di più se vuoi scrivere un libro, soprattutto se poi questo libro non lo vuoi tenere nel cassetto come diario segreto, ma vuoi farlo leggere agli altri.

Molti autori, infatti, cominciano a scrivere senza una chiara di idea di cosa stanno facendo o, peggio, del perché lo stanno facendo.

Hanno un’idea vaga che gira per la testa da tempo, che gli sembra perfetta e sicuramente migliore di tanti altri libri che hanno letto, così cominciano a scrivere e finiscono magari col riempire centinaia e centinaia di pagine che però non portano da nessuna parte, che si rigirano su se stesse e che è difficilissimo poi sistemare e rendere fruibili.

Per evitare di ritrovarti anche tu in questa situazione (o per uscirne, se ci sei già) è necessario che ti fermi riflettere prima di cominciare a scrivere. Una seria riflessione sul tuo progetto di scrittura è il migliore regalo che puoi fare a te stesso, al tuo libro, ai tuoi futuri lettori, e il primo passo per impostare una vera mentalità da scrittore.

>>>Per approfondire leggi 3 domande da farsi prima di scrivere un libro

Perché scrivi?

Pensare e impostare il proprio lavoro prima di cominciare a scrivere è dunque una fase necessaria se vuoi davvero essere uno scrittore e non solo uno che scrive ogni tanto senza un perché, senza uno scopo.

Prima di cominciare a scrivere chiediti dunque perché scrivi e rispondi con onestà.

Perché scrivi? Perché hai deciso di scrivere un libro? E perché hai deciso di scrivere proprio questo libro?

Quando chiedo agli autori perché hanno scritto il loro libro, la maggior parte di loro mi risponde che sentiva un desiderio impellente di scrivere, di raccontare quella storia al mondo intero, di condividere con gli altri il loro messaggio.

Tutto questo è vero e in genere è il motivo emozionale prevalente. Ma non basta.

Rispondere a questa domanda significa stabilire qual è il tuo obiettivo nella scrittura.

Se dunque anche tu pensi che risponderesti allo stesso modo, sappi che questa risposta è solo la risposta di superficie. Tu devi andare in profondità. Chiediti perché vuoi scrivere e scava a fondo. Vuoi condividere il tuo messaggio, la tua idea col mondo, ok: ma perché? Vuoi far conoscere a tutti la storia che ti girava in testa da mesi e che reputi fantastica, ok: ma perché?

Se vuoi una sferzata di ispirazione, leggi Partire dal perché di Simon Sinek o guarda il suo intervento per Ted del 2009 (puoi selezionare i sottotitoli in italiano).

Perché è importante rispondere a questa domanda

Quando le cose vanno bene, quando le idee non mancano e le parole sgorgano dalla tua penna (o dalla tua tastiera) è bello pensare di essere scrittori per passione. La verità, però, è che le cose non vanno sempre bene, le idee latitano e le parole incespicano. Ed è in questi momenti che ti serve sapere perché scrivi. Ti serve una risposta più profonda e sincera.

Trova dentro di te il vero motivo per cui tu scrivi perché sarà l’unico vero appiglio a cui potrai aggrapparti nei momenti di difficoltà e stanchezza, perché quando ti sentirai demoralizzato potrai ritornare a questo motivo fondante e ritrovare la carica giusta.

Se non sai rispondere a questa domanda profonda, la tua scrittura rimarrà in superficie così come le tue risposte. E i lettori se ne accorgeranno.

Perché scrivi? Se non guardi profondamente dentro di te, la tua scrittura rimarrà in superficie così come la tua risposta.

Se un lettore cerca informazioni o storie superficiali, lo può fare navigando in internet o chiacchierando con gli amici. Ma se un lettore legge il tuo libro è perché vuole una storia che vada al di là della superficie, e questo non è possibile se tu come autore non sai perché l’hai scritto.

Chiediti dunque perché scrivi e rispondi in modo onesto. Non parliamo di obiettivi materiali e pratici, come vendere migliaia di copie o riuscire a guadagnare abbastanza dai tuoi libri per poter lasciare il tuo lavoro attuale: intendo dire perché il libro che hai scritto (o che hai in mente di scrivere) è importante per te, cosa rappresenta, perché sei disposto a lavorare mesi (o anni) a questo progetto.

La risposta a questa domanda è il primo passo per cominciare a scrivere con convinzione ed efficacia.

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Il giuramento del narratore contento

Quasi sempre, dunque, cominci a scrivere per un’esigenza superficiale di raccontare te stesso o la storia che hai in testa, che poi, in fondo, spesso sono la stessa cosa.

Poi, però, per continuare e fare sul serio con la scrittura, hai bisogno di trovare una motivazione profonda più solida, meno effimera, che ti sostenga nei momenti di stanchezza e di dubbio.

Per aiutarti a trovare quindi la tua vera motivazione, il vero motivo per cui scrivi, ti consiglio di leggere (e ogni tanto di rileggere) Il Giuramento del Narratore Contento, del misterioso B.C. Craven, così come riportato da Fabio Bonifacci.

Il giuramento del narratore contento

Sono narratore. Non sono altro che un postino incaricato di portare la realtà al lettore, dopo averla riscritta per renderla più interessante, e più comprensibile.

Penserò al mondo che vuole rappresentarsi tramite me, e penserò al lettore che deve godere della rappresentazione. Non penserò al mio successo, al mio nome e al destino della mia opera, accidenti poco più che casuali.

Accetterò l’insuccesso o la fortuna senza permettere che questi pensieri occupino la mia mente e mi distraggano dal lavoro che ho scelto.

Farò quanto è nelle mie possibilità per conoscere più a fondo la realtà, e per imparare ogni giorno a descriverla un po’ meglio.

Non mescolerò vita e scrittura, perché so che il mio lavoro scusa i miei comportamenti quanto il lavoro di un manovale, di un manager o di un macellaio.

Non seguirò né combatterò le mode della mia epoca, perché il destino delle mode è di essere ignorate.

Non proverò invidia né disprezzo per i miei colleghi, e dividerò con loro i segreti del mestiere di cui vengo a conoscenza.

Non cercherò di mettere in evidenza la mia abilità perché, poca o tanta che sia, deve essere usata per raccontare il resto del mondo, non per mostrare se stessa.

Tratterò col massimo rispetto ogni creatura della mia fantasia e tenterò con ogni mezzo di capirla più a fondo possibile, come fosse un essere reale che per vivere ha bisogno della mia comprensione.

Non riterrò “mio” un personaggio, una frase, una immagine, un’idea solo perché li ha inventati la testa che poggia sulle mie spalle. Il copyright e la parola “io” sono concetti assai utili alla vita pratica, ma imprecisi nel profondo. La fantasia è un serbatoio comune dell’umanità che appartiene a tutti. Desidero imparare ad accedervi nel modo più ricco e più efficace, ma la mia fantasia non è mia.

Comunque vada, sarò grato al destino per avermi regalato un mestiere, o un hobby, che ha il potere di riempire l’esistenza.

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