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Le sequenze: cosa sono e come usarle nella progettazione narrativa

sequenze narrative

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Cosa sono le sequenze, quali caratteristiche hanno e come si collegano fra loro?

Forse ne hai già sentito parlare e forse nella tua memoria fa capolino qualche reminiscenza scolastica, ma se oggi tu vuoi scrivere dei libri e vuoi migliorare la tua scrittura, allora è importante che tu capisca cosa sono le sequenze, quali caratteristiche hanno e come si collegano tra loro.

Perché?

Semplice: per organizzare meglio il tuo lavoro di scrittura e progettare il tuo libro con maggiore consapevolezza di ciò che accade al suo interno.

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Già, perché le sequenze ci sono sempre, il tuo romanzo o il tuo racconto potrà sempre essere scomposto in sequenze, anche se tu non sai cosa sono, se non le hai create consapevolmente e non sai riconoscerle.

Allora tanto vale studiarle per poterle sfruttare al meglio, non credi?

Cosa sono le sequenze

Le sequenze sono porzioni di senso compiuto in cui può essere suddiviso un testo narrativo.

Ogni sequenza contiene quindi un nucleo narrativo.

A livello teorico si distinguono 4 tipi di sequenze:

  • le sequenze narrative, in cui accade qualcosa e l’azione narrativa prosegue;
  • le sequenze descrittive, in cui l’azione non procede, bensì viene descritto qualcosa (un ambiente, un personaggio, un oggetto, un evento,…);
  • le sequenze riflessive, in cui vengono esposti i pensieri e le emozioni di un personaggio;
  • le sequenze dialogiche, in cui si svolge il dialogo tra personaggi.

Questa è una distinzione teorica e, come tale, piuttosto rigida.

In realtà, infatti, nei testi si trovano raramente sequenze pure: per lo più esistono sequenze miste, cioè sequenze in cui la narrazione prosegue e contemporaneamente c’è una descrizione o un dialogo tra i personaggi, oppure sequenze riflessive con parti descrittive, e così via.

Se tu dunque cerchi di scomporre un brano in sequenze, troverai nella maggior parte dei casi sequenze con caratteri misti, e potrai classificarle solo considerando quali sono gli elementi che prevalgono al loro interno.

Potrai dunque catalogare le sequenze come prevalentemente narrative, prevalentemente descrittive, prevalentemente riflessive o prevalentemente dialogiche.

I passaggi da una sequenza all’altra

Se all’interno di una sequenza spesso si trovano elementi misti e quindi non è sempre facile classificare una sequenza in una tipologia rigida, la separazione tra una sequenza e l’altra è invece di norma abbastanza chiara.

Ci sono infatti degli elementi particolari che segnano la fine di una sequenza e l’inizio della sequenza successiva.

Abbiamo un cambio di sequenza:

  • quando entra in scena un nuovo personaggio;
  • quando esce di scena un personaggio;

L’entrata e l’uscita di scena di un personaggio segnano il passaggio da una sequenza alla successiva solo quando cambiano le dinamiche tra i personaggi presenti, quindi in genere si tratta dell’entrata o dell’uscita di scena di un personaggio principale. Se ad esempio due protagonisti sono seduti in un ristorante, il cameriere si avvicina per prendere l’ordinazione e poi si allontana, questo non  implica un passaggio di sequenza.

  • quando cambia il luogo dell’azione (per esempio l’azione si sposta in un’altra stanza o all’esterno, o dall’esterno si passa all’interno o si viaggia e ci si sposta in un altro luogo);
  • quando cambia il tempo dell’azione (per esempio quando si salta al giorno successivo, quando si passa a molti anni dopo, o, viceversa, quando si torna indietro con un flashback);
  • quando cambia tipologia di sequenza in modo radicale ed evidente (per esempio in scena c’è sempre e solo la protagonista, non entra in scena nessun altro, non cambia luogo, non cambia il tempo, ma da una sequenza narrativa si passa a una lunga e approfondita descrizione o a una sequenza di riflessioni).

Ovviamente possono accadere anche più cose contemporaneamente (cambia il luogo e contemporaneamente cambia il tempo, oppure entra un nuovo personaggio e cambia tipologia di sequenza, ecc.). A maggior ragione in questi casi si avrà un cambio sequenza!

La lunghezza delle sequenze

Non esiste una lunghezza fissa per le sequenze, né si possono fare confronti tra le varie tipologie di sequenza in base alla lunghezza.

Non possiamo dire che le sequenze narrative sono sempre più lunghe di quelle riflessive o che quelle descrittive sono sempre più brevi di quelle dialogiche o cose del genere. Niente di tutto questo.

Ci possono essere sequenze di poche righe e sequenze di molte pagine, indipendentemente dalla loro tipologia: ci possono essere sequenze narrative di poche righe e sequenze narrative di molte pagine, sequenze descrittive di poche righe e sequenze descrittive di molte pagine, e così via.

In genere, però, la lunghezza delle sequenze è proporzionale alla lunghezza totale del testo. In un romanzo lungo come I Promessi Sposi, per esempio, le sequenze saranno anch’esse lunghe, nell’ordine di molte pagine ciascuna. In un racconto breve, invece, le sequenze possono essere molto più corte.

Sequenze molto lunghe avranno ovviamente al loro interno elementi misti (narrativi, descrittivi, dialogici, riflessivi) e per questo possono essere definite macrosequenze.

La velocità delle sequenze

Se per la lunghezza delle sequenze non si possono quindi dare delle regole, possiamo invece classificare con certezza le diverse tipologie di sequenze in base alla loro velocità, cioè in base alla loro capacità di portare avanti l’azione narrativa.

Distinguiamo quindi tra:

  • sequenze dinamiche, che mettono in moto la narrazione e contribuiscono a farla procedere nel tempo
  • e sequenze statiche, che rallentano l’azione o la sospendono del tutto.

Le sequenze narrative sono dinamiche, proprio perché raccontano qualcosa e fanno andare avanti la storia.

Le sequenze dialogiche, descrittive e riflessive sono statiche, perché interrompono l’azione per inserire descrizioni, dettagli, pensieri, dialoghi. Anche questi sono elementi necessari allo sviluppo della storia, anzi: i ragionamenti e le riflessioni dei personaggi spesso generano una spinta successiva all’azione, le descrizioni arricchiscono la caratterizzazione di ambienti e personaggi, i dialoghi costituiscono momenti insostituibili di confronto tra i personaggi.

Tutti questi elementi sono quindi necessari alla costruzione di una storia, ma dal punto di vista tecnico è indubbio che l’azione procede nelle sequenze narrative, mentre le sequenze dialogiche, descrittive e riflessive non possono essere definite dinamiche.

Tra queste, sicuramente le sequenze riflessive sono le più lente, perché quando leggiamo i pensieri di un personaggio il tempo è sospeso e intorno a lui (e a noi che leggiamo) tutto si ferma.

Le sequenze descrittive, invece, sono un po’ più veloci, e quindi un po’ meno statiche, perché la descrizione di un luogo può essere fatta mentre lo si attraversa (quindi c’è un movimento), la descrizione di un personaggio può essere data mentre il personaggio agisce.

Allo stesso modo, anche le sequenze dialogiche rallentano l’azione ma non la fermano del tutto, perché lo scambio di battute di un dialogo può avvenire mentre i personaggi agiscono, oppure ciò che si dicono può portare avanti la vicenda perché essi si scambiano informazioni necessarie alla prosecuzione della storia. Pensa a tutti i confronti tra personaggi che avvengono in un libro tramite i dialoghi e a quanto siano importanti per chiarire o sviluppare i rapporti tra di loro: dialoghi di scuse, di conoscenza, di amore, di rabbia, di informazione, ecc.

Se volessimo dunque fare una classifica delle sequenze dalla più lenta alla più veloce, potremmo sicuramente dire che la tipologia di sequenza più lenta è quella riflessiva, poi viene la sequenza descrittiva, poi la dialogica e infine, più veloce e dinamica di tutte, la sequenza narrativa.

Il ritmo delle sequenze e della storia

Ciò che ci interessa maggiormente per il nostro lavoro di scrittura è capire che un testo ben organizzato è un testo che contiene tutte e quattro le tipologie di sequenze, variamente distribuite.

Un testo solo descrittivo sarebbe di una noia mortale, ma un testo solo narrativo senza descrizioni sarebbe povero. Pensa per esempio alla tua esperienza di lettore e a tutte quelle descrizioni minuziose che spesso salti a piè pari perché ti annoiano, oppure pensa a quanto poco ti restano in mente i personaggi che non sono stati descritti bene, perché non hai potuto immaginarteli a tutto tondo.

Ora che ti metti dalla parte dello scrittore, la tua abilità sta quindi nel mescolare le parti e condire la linea narrativa con descrizioni, riflessioni e dialoghi sparsi abilmente qua e là.

Usa le diverse velocità delle sequenze per gestire il ritmo della tua storia.

Il punto fondamentale dell’analisi delle sequenze è proprio questo: capire che le sequenze hanno una dinamica interna che si riversa sulla storia che esse contribuiscono a costruire.

Se vuoi scrivere un brano incalzante userai sequenze narrative con pochissimi dettagli descrittivi e brevi battute di dialogo, che ti aiutino a creare una scena rapida; se al contrario vuoi bloccare l’azione in un punto critico e ritardarne lo svolgimento, puoi usare sequenze descrittive o riflessive. È quello che accade, per esempio, nei gialli o nei thriller, quando l’autore vuole creare tensione e suspense.

Abbiamo già fatto in altre occasioni il paragone tra la tua storia e una macchina. Ebbene, oggi possiamo aggiungere che sta a te decidere a che velocità condurre la tua macchina, ma per farlo devi sapere dove sono i pedali dell’acceleratore, del freno e della frizione per cambiare marcia!

Se la storia è la tua macchina, le sequenze sono i pedali: acceleratore per andare più veloce, freno per rallentare e frizione per cambiare marcia!

Come vedi, dunque, la conoscenza delle sequenze e delle loro caratteristiche si dimostra uno strumento narrativo molto potente.

Come imparare a usare le sequenze

Per imparare a usarlo e prendere confidenza con le tipologie di sequenza, i cambi dall’una all’altra e le loro intersezioni, l’esercizio più efficace che puoi fare è quello di leggere molti testi e smontarli in sequenze.

Prendi dunque dei testi che ti piacciono, meglio ancora se li hai già letti, così non sarai tentato di seguire la storia e ti concentrerai solo sull’esercizio.

Comincia da testi brevi, come racconti e novelle. Puoi prendere quelle dei classici, come le Novelle di Verga o di Pirandello, oppure spaziare tra i tanti racconti della letteratura contemporanea, come i Quarantanove racconti di Hemnigway o i Racconti del mistero di Edgar Alla Poe.

Leggi il brano cercando i punti di passaggio e segnando il confine tra le varie sequenze. Poi cerca di identificare la tipologia di ogni sequenza, ricordandoti che non troverai sequenze pure e che la tipologia di una sequenza è quella che al suo interno prevale.

Quando hai finito, puoi passare a un altro brano. Se scegli un testo di un altro autore potresti divertirti a verificare se ci sono tendenze diverse tra l’uno e l’altro nell’uso delle sequenze; se invece scegli un testo dello stesso autore potresti divertirti a verificare se ci sono schemi ripetuti nell’uso e nell’alternanza delle sequenze.

Dopo aver analizzato più testi, puoi metterli a confronto. Potresti per esempio confrontare un testo che comincia con una sequenza narrativa, uno che comincia con una sequenza descrittiva, uno che comincia con una sequenza riflessiva e uno che comincia con una sequenza dialogica per vedere quale tipologia di incipit ti piace di più, quale incipit senti più aderente alle tue corde.

E, ancora, potresti fare lo stesso lavoro di confronto con il finale, per vedere quale conclusione ti piace di più; potresti imparare dai grandi come inserire piccoli ma efficaci dettagli descrittivi in una sequenza narrativa, o fugaci riflessioni in un dialogo; potresti provare a togliere alcune sequenze per vedere se e come cambia il ritmo della narrazione, e così via.

Come vedi le possibilità sono infinite.

Per fare questi esercizi ci vuole certamente un po’ di tempo (e tanta buona volontà), ma sono una palestra incredibile per la tua scrittura perché solo smontando e rimontando i testi dei grandi autori puoi imparare a costruire meglio i tuoi.

Smontando e rimontando i testi dei grandi autori puoi imparare a costruire meglio i tuoi.

Infine dedicati ai tuoi testi.

Se li hai già scritti, prova a smontarli in sequenze e vedi se il flusso e la concatenazione tra una sequenza e l’altra ti convincono, se la velocità e il ritmo che hai ottenuto sono quelli che volevi.

Se non li hai già scritti o hai solo cominciato, prova a pensare a tutto quello che hai imparato da questi esercizi: sicuramente riuscirai a gestire le sequenze del tuo libro mentre lo scrivi con maggiore consapevolezza e a usarle per dare alla tua storia il ritmo giusto.

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