Cosa sono le norme redazionali e come applicarle nei tuoi testi - Libroza
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Cosa sono le norme redazionali e come applicarle nei tuoi testi

norme redazionali

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Durante la correzione di bozze, cioè durante l’ultima fase di revisione di un testo, si deve verificare che siano state adottate norme redazionali coerenti e uniformi.

Come sai io consiglio sempre di affidare la correzione di bozze a un professionista esterno, perché la caccia al refuso è arte di cesello per la quale sono necessarie esperienza e cura del dettaglio.

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Tuttavia puoi anticipare il lavoro del redattore professionista, facendo tu stesso uno più “giri di bozze” per eliminare almeno gli errori più evidenti. È sempre utile, infatti, fare letture incrociate per scovare tutti gli errori di un testo.

Inoltre, imparando le basi della correzione di bozze, tu stesso diventerai più consapevole della forma dei tuoi testi e più attento già in fase di scrittura; con il tempo, quindi, allenandoti a correggere i tuoi libri e ad applicare norme redazionali uniformi, produrrai via via testi sempre più puliti.

Cosa sono le norme redazionali

Le norme redazionali (o norme editoriali) sono un insieme di convenzioni che regolano la formattazione di un testo scritto.

Trattandosi di convenzioni, le norme redazionali non sono regole assolute: ogni casa editrice sceglie le proprie e le segue con coerenza in tutti i testi di una stessa collana.

Come autore indipendente tu devi fare altrettanto: scegli le tue norme redazionali e assicurati di applicarle con costanza lungo tutto il testo.

Vediamo dunque quali sono i casi da considerare e quali scelte hai a disposizione.

Corsivo

Il corsivo in genere si usa per i titoli di libri, film, opere d’arte, per termini stranieri di uso non comune e in poche altre occasioni. Buona norma è usarlo con parsimonia.

Esempi:

  • A scuola stiamo leggendo I promessi sposi.
  • Ieri in tv hanno dato Il gladiatore e l’ho rivisto per la decima volta.
  • Lo scalping è una tecnica di investimento finanziario in cui le posizioni sono aperte e chiuse in un brevissimo arco di tempo.
  • Marco si è messo in testa che vuole fare il blogger.

Nota come nell’ultimo esempio la parola inglese “blogger” non è in corsivo perché ormai entrata nell’uso comune della lingua italiana.

Grassetto e sottolineato

Il grassetto in genere viene usato più nei libri di non-fiction, manuali o saggi, che nei libri di narrativa. Serve a evidenziare un concetto o una parola chiave. Per questo motivo può risultare molto utile ma non bisogna abusarne.

Un testo pieno di grassetti diventa pesante alla vista e in fondo se tutto è importante allora dire che niente lo è davvero.

Se dunque vuoi usare il grassetto nel tuo manuale o nel tuo saggio, fai in modo di adottarlo solo per le espressioni o le frasi davvero cruciali.

Il sottolineato ha la stessa funzione del grassetto ma ti sconsiglio vivamente di usarlo perché nel mondo digitale tutti noi siamo ormai abituati a considerare i termini sottolineati come link, cioè collegamenti ipertestuali.

Se nel tuo libro ci fossero dei termini o delle frasi sottolineate, il lettore potrebbe quindi pensare che si tratti di link che portano ad altre pagine e altri testi.

Maiuscolo e minuscolo

La grammatica italiana ci spiega in quali casi è obbligatorio l’uso della lettera maiuscola, come per esempio a inizio frase, per i nomi propri, gli stati e i continenti (Inghilterra, Asia), i periodi storici e movimenti (il Rinascimento, l’Illuminismo), le istituzioni (la Camera e il Senato), ecc.

Allo stesso modo le regole grammaticali prescrivono l’uso della minuscola per i popoli (i tedeschi, gli eschimesi), i titoli onorifici e professionali (dottore, generale), i mesi e i giorni della settimana, ecc.

Ma tu potresti decidere di utilizzare la lettera maiuscola per specificare un luogo o un personaggio.

Esempi:

  • Si incontrarono al Rifugio.
  • Il Professore la osservò a lungo.

Inoltre, la grammatica non dice come regolarsi in una miriade di situazioni intermedie in cui la maiuscola può esserci oppure no, indifferentemente. E la risposta è solo una: dipende.

Da cosa?

Da te. Dalle scelte che fai. Dalle norme redazionali che decidi di applicare.

L’importante, come sempre, è fare una scelta e mantenerla con coerenza fino alla fine.

Scegli tu, dunque, se scrivere:

  • Frequentava l’università. / Frequentava l’Università.
  • Si trasferì nella capitale. / Si trasferì nella Capitale.
  • Uscì dal ministero con un faldone sottobraccio. / Uscì dal Ministero con un faldone sottobraccio.

Abbreviazioni e sigle

Per le abbreviazioni devi scegliere una forma e assicurarti di usare sempre la stessa grafia in tutto il libro.

Esempi:

  • per “pagina” puoi usare p./pp. o pag./pagg.;
  • per “eccetera” puoi usare “ecc.” oppure “etc.”

Per le sigle devi decidere se vuoi usare le forme con i punti di acronimo o le forme senza punti e se vuoi scriverle tutte in maiuscolo o con la maiuscola solo per l’iniziale.

Esempi:

  • U.S.A., USA oppure Usa
  • FIAT o Fiat

Trattini

Il trattino corto, detto anche congiuntivo, si usa senza spazi prima e dopo per unire parole composte.

Esempi:

  • geo-politico
  • nord-est
  • post-produzione

Il trattino lungo, detto anche disgiuntivo, si usa con gli spazi prima e dopo e serve per separare gli incisi all’interno del testo.

Esempio:

  • Vorrei andare in vacanza – e chi non lo vorrebbe? – ma in questo periodo non posso proprio assentarmi.

Se scegli di usare il trattino corto per alcune parole composte, assicurati di scriverle sempre con la stessa forma lungo tutto il testo e di non mescolare invece forme con e senza trattino.

D eufoniche

Anche se nel parlato capita spesso di usare le –d eufoniche per collegare le preposizioni con parole che iniziano con vocale, nella lingua scritta la tendenza sempre più evidente è quella che porta verso l’eliminazione di queste consonanti aggiunte solo a scopo fonetico.

Mantieni le –d eufoniche solo tra vocali uguali ed elimina invece le –d eufoniche tra vocali diverse.

Esempi:

  • ed essere
  • ad avere
  • a ogni modo
  • e avere

Fa eccezione l’espressione “ad esempio”.

Non usare mai la –d eufonica con la congiunzione o.

Numeri

In genere si scrivono in parola le cifre da uno a dieci, in numero invece quelle dall’11 in su. In un testo di narrativa, però, si possono scrivere in parola anche cifre più alte, soprattutto se si tratta di cifre tonde.

Se sono accompagnate da un’unità di misura abbreviata in genere si mettono in numero.

Sta dunque a te decidere.

Esempi:

  • Quella ragazza a vent’anni si veste come mia nonna. / Quella ragazza a 20 anni si veste come mia nonna.
  • Il premio della lotteria è di due milioni di euro / Il premio della lotteria è di 2.000.000 €
  • Finalmente sono scesa sotto i sessanta chili! / Finalmente sono scesa sotto i 60 kg!

Personalmente quando edito romanzi e testi di narrativa in generale, scrivo i numeri in parola quanto più possibile (vent’anni, due milioni, sessanta).

Date e  orari

Anche i secoli e i decenni devi scegliere quale grafia usare.

I secoli possono essere espressi con numeri romani oppure con la parola per intero con iniziale maiuscola:

  • XIX secolo / Ottocento

I decenni si possono scrivere in parola con l’iniziale maiuscola, oppure in cifre con l’aferesi delle prime due cifre che indicano il secolo, la cui mancanza è dunque segnata dall’apostrofo:

  • anni Cinquanta / anni ’50

Per le date, il numero del giorno e dell’anno si scrivono sempre in cifre, mentre per il mese puoi scegliere se usare il termine per esteso o il numero corrispondente:

  • 24 aprile 2017 / 24-04-2017

Quello che conta, come sai, è che, dopo aver scelto un formato, tu utilizzi sempre lo stesso con uniformità.

Anche per gli orari puoi scegliere se scriverli in parola o riportarli in cifre. Molto dipende dal contesto o dalla precisione che vuoi dare all’orario:

  • Ci vediamo stasera alle otto! / Il treno parte alle 17.43

Citazioni

Per le citazioni devi decidere se scriverle tra virgolette alte, tra virgolette basse oppure in corsivo.

Esempi:

  • «Quando il dito indica il cielo, l’imbecille guarda il dito.»
  • “Quando il dito indica il cielo, l’imbecille guarda il dito.”
  • Quando il dito indica il cielo, l’imbecille guarda il dito.

Devi decidere inoltre se mettere il nome dell’autore subito dopo la citazione o in una nota a piè di pagina, fra parentesi oppure no.

Virgolette

Per fortuna ne esistono solamente tre tipi, perché se ce ne fossero di più, sicuramente le useremmo tutte, con una mescolanza di casi ancora più varia di quella che già c’è.

Le virgolette si distinguono in:

  • basse (« »), dette anche caporali o sergente;
  • alte doppie (” “);
  • e alte semplici (‘ ‘), dette anche apici.

Le virgolette si usano per le citazioni, per i dialoghi, i pensieri, le frasi riportate e le espressioni metaforiche.

Scegli dunque quale tipologia di virgolette vuoi usare per ciascun livello del tuo testo e sii coerente.

Proprio perché le virgolette servono in diversi casi, si possono trovare frasi in cui compaiono due o tre tipi di virgolette tutte insieme, ciascuna utilizzata per uno scopo preciso.

Esempio:

«Ma chi te l’ha detto?» chiese Marco.
«Me l’ha detto Eleonora!» rispose Anna allargando le braccia a mo’ di scusa. «E non gliel’ho chiesto io. È venuta lei da me e mi ha detto: “Questo non lo dire a nessuno, è un segreto!”»
«Ecco, appunto… Proprio uno ‘scrigno’, questa Eleonora!»

In questo esempio sono state usate le virgolette basse per il dialogo tra i personaggi, le virgolette alte per riportare una frase detta da qualcun altro non presente alla scena e gli apici per indicare una parola usata in senso metaforico.

Come vedi, dunque, c’è una sorta di gerarchia tra le virgolette. Un po’ come facevi con le parentesi nelle espressioni matematiche, anche per le virgolette nelle frasi puoi infatti usarne diversi tipi, ma ricordandoti di chiudere le virgolette che hai aperto e mettendole nell’ordine giusto:

  • «Discorso “frase ‘parola’ frase” discorso.»

Dialoghi

La punteggiatura nei dialoghi è uno dei punti più complessi della definizione redazionale di un testo. Anche in questo caso hai a disposizione diverse possibilità: sta a te decidere quale adottare. L’importante, come sempre, è che tu sia coerente dall’inizio alla fine.

Innanzitutto per segnalare le battute del dialogo puoi scegliere tra virgolette basse, alte o lineette.

Esempi:

  • «Come stai?» chiese Andrea.
  • – Come stai?– chiese Andrea.
  • “Come stai?” chiese Andrea.

Sono tutte e tre opzioni valide, ma personalmente ti sconsiglio di usare l’ultima (“Come stai?”) perché, come abbiamo già visto, le virgolette alte possono servirti in un testo per identificare citazioni, frasi riportate o espressioni metaforiche, quindi faresti confusione.

Per quanto riguarda la punteggiatura nei dialoghi, in generale si mette fuori dalle virgolette se la battuta del dialogo è retta da una frase esterna, mentre si mette all’interno delle virgolette se la battuta del dialogo si regge da sola.

Esempi:

  • Disse: «Ci vediamo domani». Poi si alzò di scatto e se ne andò.
  • «Ci vediamo domani.» Si alzò di scatto e se ne andò.

Nel caso in cui il dialogo sia interrotto da un inciso, puoi decidere di mettere la punteggiatura solo dentro l’inciso oppure anche fuori.

Esempi:

  • «Ciao,» disse, «ci vediamo domani.»
  • «Ciao,» disse «ci vediamo domani.»

Una nota finale, tra virgolette

Infine vorrei fare una considerazione sull’uso delle virgolette per segnalare parole usate in modo metaforico o espressioni gergali. In questi casi l’uso delle virgolette è corretto, ma la possibilità di segnalare un uso improprio di un termine non deve sostituire la ricerca del termine migliore e più adatto.

Purtroppo alcuni autori, esordienti e non solo, abusano delle virgolette e le mettono per qualsiasi termine o espressione di cui non sono pienamente convinti o di cui vogliono sottolineare la molteplicità di significati.

Alcune persone usano l’espressione “tra virgolette” anche nel parlato e spesso accompagnano ciò che stanno dicendo con il gesto delle mani che disegnano nell’aria le virgolette.

Ebbene, se capita anche a te di dire spesso “tra virgolette” o, peggio, di usare spesso le virgolette nei tuoi testi, fermati a riflettere: se la parola o l’espressione che stai usando non è del tutto adeguata al contesto, perché prima di metterla tra virgolette non ne cerchi una migliore?

La nostra lingua è così meravigliosamente ricca che sicuramente saprà offrirti un termine più pertinente, un’espressione più calzante. Basta cercare. 😉

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