Come scrivere un incipit avvincente - Libroza
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Come scrivere un incipit avvincente

incipit

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L’abbiamo detto tante volte: se vuoi essere uno scrittore devi cominciare a scrivere.

Già, ma dove iniziare? Come iniziare?

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Spesso l’incipit di un romanzo è la parte più difficile, sia perché le idee sembrano improvvisamente sparite dalla tua testa, sia perché il lettore, in modo più o meno consapevole, si farà un’idea del tuo libro proprio da quelle prime righe.

Vediamo dunque come puoi scrivere un incipit per il tuo libro che tenga il lettore attaccato alle tue pagine.

Come scrivere un incipit avvincente

Può darsi che tu abbia fatto un lavoro certosino di progettazione narrativa prima di cominciare a scrivere il tuo libro e che tu sappia esattamente come si svolge la trama, chi sono i personaggi, dove si collochino gli snodi narrativi, eppure quando si tratta di mettersi lì a scrivere le prime righe, tutto diventa tremendamente difficile.

Cosa scrivo? Da cosa comincio? Qual è la frase migliore?

L’entusiasmo che avevi prima di cominciare a scrivere può arenarsi nella palude dell’incipit e la testa, prima così piena di idee, può sembrare improvvisamente vuota.

Cominciare a scrivere è la parte più difficile della scrittura.

Cominciare a scrivere è la parte più difficile della scrittura.

Allora, come superare questo blocco?

Innanzitutto il primo consiglio che mi sento di darti è, come sempre, fare riferimento ai grandi autori e imparare dal loro esempio.

Leggi dunque quanti più incipit puoi (tra i tanti siti in rete dedicati agli incipit letterari ti consiglio incipitario.com, che dal 2003 ha raccolto quasi cinquemila incipit), crea un tuo database di incipit, cerca di capire se ci sono dei meccanismi ricorrenti e soprattutto quale tipologia ti piace di più.

La regola infatti è sempre la stessa: scrivi il libro che vorresti leggere. A cominciare dalle prime righe.

Scrivi il libro che vorresti leggere. A cominciare dalle prime righe.

Prendi spunto dagli incipit dei grandi autori

Ti presento qui alcuni degli incipit più famosi della storia della letteratura contemporanea.

Leggili pensando alla tua storia e cerca di immaginare se un attacco simile si sposa con il tuo stile e con l’idea che tu hai del tuo libro.

Incipit descrittivi

Uno dei modi più classici per cominciare una storia è quello di aprire la scena con una descrizione.

Sicuramente ricordi “Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno tra due catene non interrotte di monti” e che apre I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, e forse, proprio per questo ricordo scolastico, potresti pensare che un incipit descrittivo sia una scelta fuori moda, legata a modelli narrativi superati, e invece puoi trovare valide descrizioni anche in incipit più moderni.

Cupe foreste di abeti rossi s'affacciavano arcigne sulle due rive del fiume gelato. Un vento recente aveva strappato dai rami il bianco mantello di ghiaccio e nella luce dell'imbrunire gli alberi parevano appoggiarsi l'uno all'altro, neri e minacciosi.

Jack London, Zanna Bianca

Per arrivare fino in fondo al vicolo, i raggi del sole devono scendere diritti rasente le pareti fredde, tenute discoste a forza d’arcate che traversano la striscia di cielo azzurro carico.

Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno

Sulla bella costa della riviera francese, a mezza strada tra Marsiglia e il confine italiano, sorge un albergo rosa, grande e orgoglioso. Palme deferenti ne rinfrescano la facciata rosata, e davanti a esso si stende una breve spiaggia abbagliante.

Francis Scott Fitzgerald, Tenera è la notte

Incipit informativi

Puoi cominciare la tua storia dando informazioni sui personaggi:

Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riuscire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre col sentirgli dir sempre a quel modo aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo.

Giovanni Verga, Rosso Malpelo

Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce.

Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare

o sul narratore, spiegando così quale sarà il punto di vista da cui sarà  raccontata la vicenda.

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia.

Vladimir Nabokov, Lolita

Incipit dichiarativi

Puoi cominciare la tua storia con una affermazione:


Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.

Lev Tolstoj, Anna Karenina

Meglio ancora se si tratta di una verità assoluta, data come incontrovertibile.


È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie.

Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio

Incipit regolativi

Se vuoi cominciare la tua storia in modo molto particolare, puoi addirittura scegliere di iniziare con un regolamento, un elenco di norme o di istruzioni.


Poste degli Stati Uniti di Los Angeles, California
REGOLE DI COMPORTAMENTO
Direzione, 1 gennaio 1970
Memorandum No. 742
Si richiama l'attenzione di tutti i dirigenti sulle Regole di Comportamento elencate nel Paragrafo 742 del Manuale delle Poste, e sulla Condotta degli Impiegati delineata nel Paragrafo 744 del Manuale delle Poste.

Charles Bukowski, Post Office

In realtà con questo incipit particolare, Bukowski riesce con un colpo solo a dirci dove e quando si svolge la vicenda e a metterci dalla parte del protagonista, perché con una inquadratura che nel cinema si chiamerebbe “in soggettiva”, ci mette davanti la circolare che il personaggio sta leggendo, come se i nostri occhi fossero i suoi.

Incipit narrativi

Puoi cominciare la tua storia mettendo in scena un episodio, più o meno movimentato, a seconda del genere letterario a cui appartiene il tuo libro, ma puntando in ogni caso ad attrarre il lettore nella spirale dell’azione.


Quando mia madre era incinta di me, come mi disse in seguito, un gruppo di cavalieri incappucciati del Ku Klux Klan arrivò al galoppo, di notte, davanti alla nostra casa a Omalia nel Nebraska. Dopo aver circondato l’edificio, essi urlarono a mio padre di uscire: erano tutti armati di fucili e carabine. Mia madre andò alla porta principale e l’aprì.

Malcom X, Autobiografia


Stavo per superare Salvatore quando ho sentito mia sorella che urlava. Mi sono girato e l’ho vista sparire inghiottita dal grano che copriva la collina.
Non dovevo portarmela dietro, mamma me l’avrebbe fatta pagare cara.
Mi sono fermato. Ero sudato. Ho preso fiato e l’ho chiamata.

Niccolò Ammaniti, Io non ho paura

Incipit meta-narrativi

Puoi cominciare la tua storia abbattendo subito la “quarta parete”, prima ancora, in realtà di averla creata.

Fai in modo cioè che il narratore parli direttamente con il lettore: in questo modo il narratore dimostra di sapere che il lettore è lì, “in ascolto”, e allo stesso tempo il lettore capisce senza ombra di dubbio che dietro alla storia, a ciò che di essa viene raccontato e come, c’è il narratore.

Colui che parla al lettore può essere il narratore onnisciente:


C'era una volta...
«
Un re!» diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno. Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d'inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.

Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio

oppure il protagonista stesso, dal cui punto di vista sarà raccontata la vicenda:


Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa - non importa quanti esattamente - avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m'interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo.

Herman Melville, Moby Dick


Voi non potete sapere niente di me, senza che avete letto un libro chiamato ″Le avventure di Tom Sawyer″, ma non importa molto. Quel libro è stato fatto dal signor Mark Twain, che di solito ha detto la verità, o quasi. Qualche volta ha esagerato un poco, ma in genere ha detto il vero. È già qualcosa.

Mark Twain, Le avventure di Huckleberry Finn

oppure un personaggio secondario che si pone, per così dire, accanto al lettore come osservatore della storia che sta per essere messa in scena:


Io sono il dottore di cui in questa novella si parla talvolta con parole poco lusinghiere. Chi di psico-analisi s'intende, sa dove piazzare l'antipatia che il paziente mi dedica.

Italo Svevo, La coscienza di Zeno

Incipit dialogici

Puoi cominciare la tua storia con un dialogo. Scegliere questo tipo di incipit ti consente di mettere subito in scena i personaggi con i loro caratteri, i loro comportamenti, il loro linguaggio.


«Natale non sarà Natale senza regali», borbottò Jo, stesa sul tappeto.
«Che cosa tremenda esser poveri!», sospirò Meg, lanciando un'occhiata al suo vecchio vestito.
«Non è giusto, secondo me, che certe ragazze abbiano un sacco di belle cose e altre nulla», aggiunse la piccola Amy, tirando su col naso con aria offesa.
«Abbiamo papà e mamma, e abbiamo noi stesse», disse Beth, col tono di chi s'accontenta, dal suo cantuccio.
I quattro giovani visi, illuminati dalla vampa del caminetto, s'accesero alle consolanti parole, ma tornarono a oscurarsi quando Jo aggiunse tristemente: «Papà non l'abbiamo e non l'avremo per un bel pezzo». Non disse ″forse mai più″, ma ognuna, in cuor suo, lo pensò, andando con la mente al padre lontano sui campi di battaglia.

Louisa May Alcott, Piccole donne

Se scegli di cominciare la tua storia con un incipit dialogico, fai in modo però che il dialogo sia breve, giusto qualche battuta per ogni personaggio, come qui ha fatto al Alcott, perché conversazioni più lunghe dovrebbero per forza di cose fare riferimento a fatti e situazioni che i personaggi conoscono già e il lettore no, con il rischio di farlo sentire escluso, invece che coinvolto.

Incipit in medias res

Puoi cominciare la tua storia entrando subito nel vivo della vicenda, senza preamboli o premesse. Le spiegazioni (se ce ne saranno) le darai poi, ma l’effetto di coinvolgimento del lettore è assicurato.

Gregor Samsa, svegliatosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo.

Franz Kafka, La metamorfosi


Metà dei ragazzi era immersa nella melma fino alle caviglie, mentre gli altri cinque si trovavano sul terreno fangoso a pochi metri di distanza. Rimasero per qualche istante attoniti e ammutoliti, finché Harry Shipley non iniziò a piagnucolare.

Glenn Cooper, L’invasione delle tenebre

Incipit con analessi o prolessi

Puoi cominciare la tua storia con una analessi, cioè un flashback, un salto indietro nel tempo a ricordare qualcosa che il personaggio ha già vissuto, oppure con una prolessi, cioè un’anticipazione di ciò che avverrà dopo.

Attenzione, però, in entrambi i casi si tratta di incipit da maneggiare con cura, perché per fare un’anticipazione o un flashback bisogna davvero sapere come è costruita tutta la vicenda.

Non per niente gli esempi che qui ti riporto sono di due maestri della letteratura! 😉


Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.

Gabriel Garcìa Marquez, Cent’anni di solitudine


Al tempo in cui si diplomò al college, John Smith aveva scordato tutto della brutta caduta sul ghiaccio in quel giorno di gennaio del 1953. Effettivamente gli sarebbe stato difficile ricordarsene anche quando terminò le scuole secondarie. Suo padre e sua madre, poi, non ne avevano mai saputo niente.

Stephen King, La zona morta

Altri incipit

Oltre alla classificazione basata su funzioni narratologiche che abbiamo fatto finora, puoi divertirti a suddividere gli incipit dei grandi autori in categorie di tua invenzione.

Per esempio ci sono gli incipit religiosi, in cui si parte subito con qualche preghiera o frase liturgica.

Per contestualizzare il racconto:


In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Questo era in principio presso Dio e compito del monaco fedele sarebbe ripetere ogni giorno con salmodiante umiltà l'unico immodificabile evento di cui si possa asserire l'incontrovertibile verità.

Umberto Eco, Il nome della rosa

o per dare il senso dell’atmosfera fortemente legata alle tradizioni in cui la vicenda si svolgerà:


“Nunc et in hora mortis nostrae. Amen.”
La recita quotidiana del Rosario era finita.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo

Poi ci sono gli incipit umoristici


Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell'estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c'è un piccolo e insignificante sole giallo.
A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c'è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro‐verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un'ottima invenzione.

Douglas Adams, Guida galattica per gli autostoppisti


«Che fai?» mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio.
«Niente,» le risposi, «mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino.»
Mia moglie sorrise e disse:
«Credevo ti guardassi da che parte ti pende.»
Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato la coda:
«Mi pende? A me? Il naso?»

Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila

Gli incipit di ispirazione:


La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio, l'amore, i matrimoni, i funerali. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l'anima respira e grazie alla quale vive.

Banana Yoshimoto, Un viaggio chiamato vita

Gli incipit provocatori e spiazzanti:


Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so.

Albert Camus, Lo straniero


Era una gioia appiccare il fuoco.

Ray Bradbury, Fahrenheit 451


Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne.

J.D. Salinger, Il giovane Holden

Dal momento che per tutti gli autori l’inizio di una storia è la parte più difficile, mentre per tutti i lettori è la parte più importante, qui Salinger trova una soluzione originale al problema dicendoci che lui sa che dovrebbe dire certe cose, perché noi ce lo aspettiamo, ma lui, francamente, non ne ha voglia. Possiamo forse obbligarlo?

Gli incipit lapalissiani, perché a volte il modo migliore per cominciare una storia è semplicemente quello di dire che sta cominciando una storia:


Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo “Se una notte d'inverno un viaggiatore” di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c'è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» Alza la voce, se no non ti sentono: «Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!» Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: «Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!» O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.

Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore

E perfino gli incipit con preterizione (ti ricordi questa figura retorica?), in cui l’autore dice di non voler dire qualcosa che invece dice eccome:


Non so se vale davvero la pena raccontare tutte le vicende del popolo romano fin dai primordi di Roma. E quand'anche ne fossi convinto, non oserei affermarlo apertamente.

Tito Livio, Ab urbe condita

Evidentemente tormentato da questo dubbio iniziale, alla fine Livio sulla storia di Roma di libri ne scrisse ben 142! 😉

Ma si comincia davvero dall’incipit?

Questa breve carrellata di esempi ti fa capire che di incipit ce ne sono davvero tanti. Ogni autore ha il suo modo di dare l’attacco alla storia e incatenare l’attenzione del lettore.

L’incipit è sicuramente la prima parte che il lettore legge di un libro (anche se in realtà ci sono alcuni lettori che si divertono a leggere il finale prima di cominciare da pagina 1!), ma questo non significa che debba per forza essere la prima parte da scrivere.

L’incipit di una storia è la prima parte da leggere, ma non per questo è la prima parte da scrivere.

Se dunque anche tu ti trovi in difficoltà con le prime pagine del tuo libro e non sai come incominciare, sappi che un buon incipit in realtà può nascere solo dopo che hai completato la tua prima bozza.

Quindi non ti preoccupare se le tue prime righe non ti convincono e ti sembra di non essere abbastanza efficace nel primo capitolo in generale.

Scrivilo come ti viene, con il solo scopo di andare avanti. Ricordati che la tua prima bozza la leggi solo tu (o solo le persone a cui tu decidi di farla leggere) e che quindi non sarà da quelle pagine che i lettori valuteranno il tuo lavoro.

Soprattutto se si tratta del tuo primo libro, infatti, molto probabilmente una volta arrivato alla fine ti renderai conto che preferisci cominciare in un modo completamente diverso da quello che avevi pensato all’inizio e, anzi, ti chiederai come hai fatto a non pensare prima alla nuova soluzione.

Ma è così: per capire dove ti porta la storia di un libro, devi prima scriverlo.

Per capire dove ti porta la storia di un libro, devi prima scriverlo.

Questo discorso vale soprattutto per i romanzi e i libri di narrativa, ma anche per la scrittura di manuali e testi tecnici, dove tutto sembra chiaro e dove pare ovvio cominciare con la presentazione dell’argomento, scrivere un buon incipit non è sempre facile.

A volte il contenuto è valido,  ma lo stile no, perché risente della pesantezza dei primi passi.

Non importa. Tu scrivi ed esci dalla palude dell’incipit prima che puoi.

Durante le revisioni successive rileggerai il tuo incipit con nuovi occhi e avrai tutto il tempo per modificarlo.

Potrai cambiare la prima versione del tuo incipit con una nuova o potrai perfino testare diverse varianti dell’incipit facendole leggere a beta-reader o a lettori di tua fiducia per capire quale funziona di più.

Ma tutto questo è possibile solo dopo aver completato la tua prima bozza. Quindi scrivi!

Due verità e una bugia

Infine, per stimolare la tua creatività, ti propongo un esercizio di scrittura creativa che mi è stato suggerito tanti anni fa in uno dei primi corsi ai quali ho partecipato e che trovo tuttora efficace.

Scrivi un incipit costituito da tre frasi brevi:

•  la prima frase deve essere una verità

Ad esempio: Il mio gatto si chiama Fred.
Scegli una frase semplice, che descriva un elemento apparentemente banale o scontato della tua vita.

•  la seconda frase deve essere un’altra verità

Ad esempio: Quando io sono alla scrivania, Fred sonnecchia sul divano alle mie spalle.
Scegli una frase semplice, meglio se collegata alla prima.

•  la terza frase deve essere una bugia

Ad esempio: Ieri all’improvviso Fred mi ha parlato.
Inventa una frase falsa che sia molto lontana dalla realtà delle prime due e che crei rispetto ad esse una sensazione di straniamento.

La bugia, soprattutto se clamorosa, porterà la tua storia verso una rotta imprevista. La normalità delle tue due verità iniziali sarà completamente stravolta.

Segui dunque questa nuova strada scrivendo tutto quello che ti viene in mente e vedi dove ti porta la bugia iniziale.

Forse non sarà l’incipit del tuo libro, ma almeno avrai sbloccato la tua vena creativa.

Se ti fa piacere prova a fare questo esercizio e scrivimi cosa ne è venuto fuori qui sotto nei commenti. Ti leggerò molto volentieri!

Ora che ho finito, ti chiedo un piccolo favore.
Se questo articolo ti è piaciuto, che ne dici di condividerlo?

Con un semplice click dimostrerai di apprezzare il mio lavoro e mi farai felice! 🙂

Se invece hai qualche domanda o vuoi esprimere il tuo punto di vista, scrivimi nei commenti qui sotto. Non vedo l'ora di leggerti!

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