7 Motivi per smettere di scrivere - Libroza
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7 Motivi per smettere di scrivere

7 motivi per smettere di scrivere

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Il primo articolo di questo blog dedicato alla scrittura creativa si intitola La regola numero 1 per diventare scrittore e affronta la caratteristica fondamentale per potersi definire scrittori.

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Oggi, invece, a distanza di quasi tre anni da quell’articolo e con l’esperienza maturata nel lavoro di writing coach con tanti aspiranti autori, voglio affrontare il discorso da un punto di vista opposto.

Voglio cioè sfatare il mito dell’ispirazione e spiegarti che se ti mancano alcune leve interiori, allora forse la scrittura non è per te. Semplicemente.

Dalla scrittura privata…

Quando qualcuno che non mi conosce mi chiede che lavoro faccio e io spiego che scrivo e correggo testi per gli altri, nella maggior parte dei casi mi sento rispondere: «Ah, che bello, anch’io ho un libro nel cassetto!». Oppure: «Anch’io ho un’ottima idea per un libro».

La verità è che tutti abbiamo storie che ci girano in testa, perché sono storie reali alle quali abbiamo assistito o che ci hanno raccontato, e che vorremmo raccontare a nostra volta, a voce o, meglio ancora, per iscritto.

In fondo l’idea di scrivere e pubblicare un libro è ancora un mito per molti, sinonimo di successo e autorevolezza.

E in effetti in molti casi scrivere e pubblicare un libro può portare, se non proprio fama, per lo meno notorietà e buone soddisfazioni.

Il punto, però, è che dall’avere una buona storia in testa a far sì che questa storia diventi interessante anche per chi legge, ce ne passa. E ciò che segna la distanza tra il sogno e la realtà è proprio il lavoro artigianale e di cesello della scrittura, che invece molti ignorano o sottovalutano.

Tutti possiamo scrivere, se per scrivere intendiamo metterci con una penna davanti a un foglio bianco o con la tastiera davanti al monitor. Negli anni passati sui banchi di scuola tutti abbiamo scritto prima i pensierini, poi i temi. Tutti, volendo, possiamo riempire quotidianamente pagine e pagine di un diario personale con i nostri pensieri e le nostre riflessioni. Tutti, dunque, possiamo scrivere per il gusto di scrivere.

Scrivere in questo modo, tuttavia, significa scrivere in forma privata, come sfogo personale, come divertimento, come hobby. Ed è un hobby divertente, a volte perfino terapeutico.

Ma questo non significa che ciò che scriviamo sia interessante per gli altri, a maggior ragione se questi “altri” devono perfino pagare per leggerlo. Scrivere per il gusto di scrivere è dunque ben diverso da scrivere per pubblicare.

…alla scrittura pubblica

Se dunque il tuo scopo è scrivere per pubblicare, cioè per “rendere pubblico” il tuo testo, allora ciò che scrivi deve essere impostato in un modo che funziona, cioè secondo una struttura narrativa valida o in un ordine logico stringente; poi deve essere rivisto e corretto, e passare al vaglio di professionisti del settore.

Se pensi di pubblicare online le tue scritture private così come sono e poi avere successo “perché in tanti lo fanno”, o “perché quel tizio è diventato famoso pubblicando i suoi diari”, allora preparati a delusione certa.

Scrivere per pubblicare significa preparare un “prodotto” editoriale che dovrà prima incuriosire i lettori, affinché lo comprino, e dovrà poi soddisfare le loro attese, affinché lo apprezzino.

Il fatto che oggi la tecnologia e la rete mettano a disposizione strumenti facili e immediati per “pubblicare” un libro, non significa che pubblicare sia di per sé facile e soprattutto non significa che tutto ciò che scriviamo sia degno di essere pubblicato.

“Un bravo scrittore non si riconosce tanto da quello che pubblica quanto da quello che butta nel cestino della carta”, diceva Gabriel Garcia Marquez.

Ed è proprio così: ciò che viene pubblicato è solo una (minima) parte di ciò che viene scritto, perché passa attraverso più filtri che ne verificano l’opportunità, la struttura, la correttezza, l’efficacia.

Un bravo scrittore non si riconosce tanto da quello che pubblica quanto da quello che butta nel cestino della carta. Gabriel Garcia Marquez

Scrivere è per tutti, pubblicare no

Se dunque nell’articolo di tre anni fa abbiamo stabilito che un vero scrittore scrive, sempre e senza inventare scuse, oggi possiamo aggiungere un corollario a quella prima regola: non basta sedersi e scrivere con costanza per poter poi pubblicare.  

Se è la prima volta che passi per le pagine di questo blog, le mie affermazioni ti potranno sembrare troppo rigide e categoriche, ma se invece mi segui da un po’ sai che non amo illudere gli autori e dare false speranze.

Mi piace parlare chiaro e dire le cose come stanno.

Quindi, se finora hai scritto pagine e pagine e magari le hai pure messe online, rendendole pubbliche e magari perfino mettendole in vendita, ma non hai avuto le soddisfazioni che ti aspettavi, sappi che tra le opzioni che hai a disposizione c’è anche quella di lasciar perdere.

Perché scrivere è per tutti, pubblicare no.

Scrivere è per tutti, pubblicare no.

7 motivi per smettere di scrivere

Se dunque anche tu, come me, intendi la scrittura come una scrittura non privata, bensì da diffondere attraverso la pubblicazione, non puoi non tenere conto di cosa ti aspetta là fuori, dopo aver messo nero su bianco le idee che ti frullavano per la testa.

Scrivere per pubblicare è un affare molto serio e per questo potresti decidere che non è per te. Anzi, ti voglio proprio elencare i 7 motivi principali per cui secondo me dovresti smettere di scrivere.

Motivo #1: per scrivere aspetti l’ispirazione

Se pensi che la scrittura sia un dono divino, una pioggia dorata che cade dal cielo a toccare i più fortunati, o un lampo che squarcia il cielo creativo dei più sensibili, allora lascia stare, smetti subito di scrivere.

Tutti i più grandi scrittori lo confermano: le idee possono essere frutto di ispirazione, ma la buona scrittura è frutto di studio e di applicazione.

La fonte più grande di ispirazione è la realtà che ti circonda e l’immaginazione si stimola e si sviluppa attraverso esercizi e applicazione costante.

L’ispirazione è sedersi ogni giorno alla stessa ora al tavolino. (Gustave Flaubert)

Per approfondire leggi Le 6 tappe della scrittura

Motivo #2: non ti piace leggere

Se vuoi diventare un grande scrittore ma non ti piace leggere, non hai letto i grandi classici e neppure i libri contemporanei ti interessano, allora lascia stare, smetti subito di scrivere.

Per imparare a scrivere bene bisogna leggere tanto, per diletto, certo, ma anche per studio, per imparare dagli altri attraverso il loro esempio.

Se non avete tempo di leggere, non avete tempo (né gli strumenti) per scrivere. Tutto qui. (Stephen King)

Per approfondire leggi 31 consigli di scrittura di Stephen King

Motivo #3: non ti piace ri-scrivere

Se pensi che ciò che scrivi sia buono così come ti esce spontaneo dalla penna, o se pensi che il tuo libro sia perfetto e non abbia bisogno di uno sguardo esterno, allora lascia stare, smetti subito di scrivere.

Non esiste una buona scrittura senza una profonda riscrittura. Quindi se non ti piace riprendere in mano ciò che hai scritto per rivederlo e correggerlo, o se non pensi sia necessario affidare il tuo testo a un esperto per un editing professionale, allora la strada della pubblicazione non fa per te.

Non esiste una grande scrittura, solo una grande riscrittura. (Justice Brandeis)

Per approfondire leggi Di cosa parliamo quando parliamo di editing

Non esiste una grande scrittura, solo una grande riscrittura. Justice Brandeis

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Motivo #4: non hai pazienza

Se pensi di scrivere un libro e nel giro di pochi mesi diventare ricco e famoso, allora lascia stare, smetti subito di scrivere.

Il successo è un castello che si costruisce a poco a poco, mattone dopo mattone.

Quando senti parlare di un nuovo esordiente che ha avuto un grande successo e che ha venduto milioni (!) di copie, informati bene, cercane la storia e scoprirai che quell’ultimo libro, sì, sta avendo un buon successo, ma che alle spalle c’è un percorso fatto di tentativi falliti, di rifiuti collezionati, di ostacoli e imprevisti, affrontati e superati con caparbietà e costanza.

La cosa più facile al mondo è non scrivere. (William Goldman)

Per approfondire leggi Le 8 doti dello scrittore

La cosa più facile al mondo è non scrivere. (William Goldman)

Motivo #5: non sai gestire le critiche

Se vuoi scrivere e pubblicare il tuo libro ma pensi che piacerà a tutti e tutti ne parleranno bene, allora lascia stare, smetti subito di scrivere.

Pubblicare un libro significa appunto renderlo pubblico, e quindi sottoporlo inevitabilmente al giudizio degli altri.

Se tu hai il diritto di pubblicare un libro, il lettore ha il diritto di esprimere il suo giudizio su ciò che tu hai scritto. Se non sei pronto ad accettare questo scambio di “libertà”, allora pubblicare un libro non fa per te.

Esprimi il tuo pensiero in modo conciso perché sia letto, in modo chiaro perché sia capito, in modo pittoresco perché sia ricordato e, soprattutto, in modo esatto perché i lettori siano guidati dalla sua luce. (Joseph Pulitzer)

Per approfondire leggi 3 motivi per cui le recensioni negative al tuo libro sono utili

Esprimi il tuo pensiero in modo conciso perché sia letto, in modo chiaro perché sia capito, in modo pittoresco perché sia ricordato e, soprattutto, in modo esatto perché i lettori siano guidati dalla sua luce. (Joseph Pulitzer)

Motivo #6: non ti piace relazionarti con gli altri

Se vuoi scrivere e pubblicare un libro, ma poi non vuoi farti conoscere, non vuoi relazionarti con il pubblico e non vuoi “sporcarti le mani” nell’arena della promozione editoriale, allora lascia stare, smetti subito di scrivere.

Il ruolo dello scrittore oggi è un ruolo pubblico e se vuoi raggiungere un numero sempre maggiore di lettori, andando oltre la cerchia ristretta di amici e parenti, devi “metterci la faccia”, cioè devi darti da fare in prima persona per far conoscere te e il tuo libro.

A prescindere dalla strada che scegli per pubblicare.

Per la scrittura io ho fatto tutto, mi sono ridotto persino a vivere. (Aldo Busi)

Per approfondire leggi Promuovere un libro: 3 (scomode) verità sulla promozione editoriale

Per la scrittura io ho fatto tutto, mi sono ridotto persino a vivere. Aldo Busi

Motivo #7: pensi che basti il tuo talento

Se pensi di avere talento per la scrittura, perché magari ti hanno detto che scrivi bene, e pensi che questo basti per scrivere un libro e pubblicarlo, così, di getto, allora lascia stare, smetti subito di scrivere.

È probabile che tu abbia un qualche talento, non lo metto in dubbio: magari sei bravo a costruire trame avvincenti, oppure sai descrivere un ambiente con pochi tocchi essenziali, o, ancora, sai delineare personaggi credibili, ma la scrittura di un libro è un processo complesso e richiede competenze variegate che si acquisiscono con il tempo e l’esperienza.

Il talento, dunque, se c’è è un bene, ma non basta. Servono determinazione e volontà di migliorarsi attraverso esercizi costanti di rilettura e riscrittura.

Servono, in fin dei conti, umiltà e passione.

Gloria e merito di alcuni è scrivere bene; e di altri non scrivere affatto. Jean De La Bruyère

Per approfondire leggi Hai talento per la scrittura?

Gloria e merito di alcuni è scrivere bene; e di altri non scrivere affatto. Jean De La Bruyère

Ecco dunque 7 validi motivi per cui dovresti smettere di scrivere, perché evidentemente ti sei incamminato sulla strada della scrittura con l’atteggiamento sbagliato o con false aspettative.

Meglio dunque fermarsi e rivalutare la tua scelta con obiettività e maturità.

E ricordati che smettere di scrivere non è un fallimento, perseverare con presunzione sì. 😉

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