31 consigli di scrittura di Stephen King
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31 consigli di scrittura di Stephen King

Stephen King

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Nel 2000 Stephen King pubblicò On Writing, a memoir of the craft, uscito in Italia l’anno successivo per Sperling&Kupfer e ripubblicato nel 2015 da Frassinelli con il titolo On writing. Autobiografia di un mestiere.

Un po’ autobiografia, un  po’ manuale di scrittura, questo testo è presto diventato uno di quei libri che tutti gli scrittori o aspiranti tali dovrebbero leggere.

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Come ci racconta lo stesso Stephen King, la scrittura è stata ed è una parte talmente grande della sua vita, che il racconto della propria storia personale non poteva che fondersi con il racconto della propria vocazione e della propria professione di scrittore.

Del resto, a chi gli ha chiesto come poter definire questo suo libro, l’autore ha risposto: «On writing è il romanzo della mia vita, non perché la mia vita sia un romanzo, ma perché la mia vita è scrivere».

Le categorie di scrittori secondo Stephen King

All’interno di On writing, dopo il racconto della propria infanzia e giovinezza, Stephen King inserisce una sezione intitolata La cassetta degli attrezzi, dedicata agli strumenti che uno scrittore deve possedere e allenare per dirsi tale, e una sezione intitolata proprio Sullo scrivere, in cui l’autore spiega come avvenga per lui il processo della scrittura.

Prima di elencare quelli che per lui sono i passaggi fondamentali del processo creativo, Stephen King espone la sua personale teoria sul mondo degli scrittori.

Secondo Stephen King esistono 4 categorie di scrittori, distribuiti in una piramide che accoglie, dal basso verso l’alto, un numero sempre più ristretto di esponenti.

1. Alla base della piramide ci sono dunque gli scrittori cattivi, che sono la maggioranza. «Non posso mentire – afferma King – e dire che non ci sono cattivi scrittori. Mi dispiace ma ci sono un sacco di cattivi scrittori.»

2. Salendo di un gradino incontriamo gli scrittori competenti, quelli che fanno ben il loro lavoro, sanno come caratterizzare un personaggio, ma poi si fermano lì. Senza infamia e senza lode, diremmo noi.

3. Ancora un gradino più in su, in numero ristretto, ci sono gli scrittori bravi.

4. Infine, al di sopra di tutti, risplendono i grandi scrittori, gli scrittori dotati di talento innato e inarrivabile, veri e propri geni, spesso incompresi, casi rari e irraggiungibili.

Ebbene, secondo Stephen King è impossibile salire dal primo al secondo livello ella piramide, perché un cattivo scrittore non ha speranza di diventare competente.

Allo stesso modo è impossibile passare dal terzo al quarto livello perché i grandi scrittori sono tali per talento e dono divino.

Ciò che invece è possibile fare, è passare dal secondo al terzo livello, cioè portare uno scrittore competente a diventare uno scrittore bravo.

31 consigli di Stephen King per gli scrittori

Ecco dunque 31 preziosi consigli sull’arte dello scrivere che Stephen King dà a chi voglia migliorare la propria scrittura, nel tentativo di salire di livello e, da scrittore competente, diventare un bravo scrittore.

Attenzione, però, la strada non è facile e sono necessari duro lavoro, costanza e tenacia.

Una precisazione: di questi consigli trovi in rete molte versioni e spesso liste che comprendono un numero minore di punti. Ciò è dovuto al fatto che Stephen King non ha ordinato i suoi consigli in un elenco preciso e ha preferito raccontare la sua scrittura in modo discorsivo.

Io però ho estrapolato per te tutti i consigli contenuti nel suo libro, senza saltarne nessuno.

Dunque la traduzione dei contenuti, la loro sintesi e l’ordine in cui sono proposti qui i seguenti 31 punti sono dunque opera mia, ma i concetti sono assolutamente suoi e tutti rintracciabili all’interno del testo di On writing.

1) Leggi molto

«Se vuoi fare lo scrittore, devi fare due cose sopra le altre: leggere molto e scrivere molto. Non conosco stratagemmi per aggirare questa realtà, non conosco scorciatoie.»

Se vuoi fare lo scrittore, devi fare due cose sopra le altre: leggere molto e scrivere molto. Non conosco stratagemmi per aggirare questa realtà, non conosco scorciatoie.

Stephen King dichiara di leggere molto, più di settanta libri all’anno, ma non per imparare il mestiere (e vorrei pure vedere!) o per studiarne la struttura narrativa. No: legge per il puro piacere di leggere.

Se vuoi migliorare la tua scrittura, leggi molto anche tu. Leggi ogni volta che puoi, esci portando sempre con te un libro e leggi ciò che ti piace. Leggi per il piacere di farlo e vedrai che comunque imparerai da ciò che leggi, più di quanto pensi.

Anzi, paradossalmente si impara più dai libri che non ci piacciono che da quelli belli.

D’altra parte i libri belli insegnano a uno scrittore lo stile, i meccanismi più efficaci per lo sviluppo della trama e la creazione dei personaggi, la sincerità narrativa.

«Sentirsi travolti da una grande storia magistralmente raccontata, esserne schiacciati, rientra nella necessaria formazione di ogni scrittore. Non puoi sperare di travolgere qualcuno con la forza della tua penna se non ci sei passato prima tu.»

Sentirsi travolti da una grande storia magistralmente raccontata, esserne schiacciati, rientra nella necessaria formazione di ogni scrittore. Non puoi sperare di travolgere qualcuno con la forza della tua penna se non ci sei passato prima tu.

2) Scrivi molto

Il secondo consiglio, corrollario del primo, è scrivere molto.

Ma quanto? Ovviamente questo varia da persona a persona, c’è chi scrive migliaia di parole al giorno e chi solo poche decine. Ciò che conta, però, è dare alla propria scrittura un ritmo costante.

Dunque scrivi tutti i giorni.

Dando un ritmo quotidiano alla tua scrittura dovresti essere in grado di completare la prima stesura del tuo libro in tre mesi.

Tempi più lunghi rischiano di allontanarti dalla storia e fartela sentire estranea.

3) Cerca un equilibrio nella tua vita… e mantienilo!

Anche avere una vita sana e regolare, una situazione familiare stabile può aiutare a scrivere bene, perché di certo non si può scrivere con regolarità se non si ha attorno (e dentro) un’atmosfera serena.

4) Stabilisci qual è il tuo luogo per scrivere

Non importa che sia grande o lussuoso, purché sia il tuo posto per scrivere. Una stanzetta tutta per te o solo un angolo della casa inutilizzato: cerca un luogo in cui puoi appoggiare i tuoi strumenti (computer, fogli, libri) e che nessuno li tocchi.

Meglio ancora se questo posto ha una porta che tu puoi chiudere. Questo serve per isolarti dal mondo e per comunicare agli altri che tu stai scrivendo, ma serve anche a te per rimanere la concentrazione.

5) Fissa un obiettivo giornaliero

Nella tua tabella di marcia costante, in cui scrivi tutti i giorni, poniti un obiettivo quotidiano, in termini di parole o di cartelle.

Fa’ in modo, però, che questo obiettivo sia raggiungibile e alla tua portata, per non rimanere deluso da te stesso e scoraggiarti.

Potresti provare con mille parole al giorno o anche meno. Ovviamente dipende dal lavoro che fai, dal tempo che puoi dedicare alla scrittura e dalla velocità con cui riesci a scrivere. L’importante è fissare un obiettivo fattibile e impegnarsi a raggiungerlo giorno per giorno.

Scrivere è come andare in palestra, l’esercizio migliora le nostre prestazioni. Allora, quando hai preso il tuo ritmo e riesci a mantenerlo costante settimana dopo settimana, prova ad alzare l’asticella e poniti un obiettivo giornaliero un po’ più alto.

«Alla fine, è sempre così semplice. Che sia un epigramma o una trilogia epica come Il Signore degli anelli, è un lavoro che si realizza sempre e solo mettendo una parola dietro l’altra.»

Alla fine, è sempre così semplice. Che sia un epigramma o una trilogia epica come Il Signore degli anelli, è un lavoro che si realizza sempre e solo mettendo una parola dietro l'altra.

6) Evita le distrazioni

Quando hai scelto il tuo posto ideale per scrivere, fai in modo di entrarci senza distrazioni. Lascia fuori il telefono, la tv e tutto il resto.

Stephen King non l’ha scritto nel suo libro perché al tempo non esistevano, ma oggi potremmo  tranquillamente aggiungere a questo elenco i social network.

Evita dunque di entrare nei tuoi profili Social mentre scrivi.

Quando scrivi devi entrare nel mondo che stai creando nelle tua pagine, ma per farlo devi uscire dal mondo reale.

7) Scrivi ciò che ami leggere

Se dopo aver trovato il tuo posticino per scrivere, avere fissato il tuo obiettivo quotidiano e lasciato fuori le distrazioni, ti chiedi: «E adesso cosa scrivo?», sappi che la risposta è molto semplice.

Puoi scrivere di qualunque cosa, purché tu scriva la verità.

Allora è meglio partire da ciò che ami leggere, perché probabilmente lo conosci meglio e comunque, amando quel genere, ti piacerà lavorarci così come ti piace leggerlo.

8) Non seguire le mode

Tra i tanti generi letterari dei romanzi, alcuni vendono di più e altri meno, alcuni vanno di moda in un certo periodo, soppiantati poi nel periodo successivo da altri.

Bene, sono leggi del mercato, le regole di alti e bassi di ogni epoca.

Sarebbe però un errore cercare di seguire le onde di queste mode costringendoti a scrivere ciò che va per la maggiore solo perché “vende”.

E sarebbe un errore per due motivi: primo, perché se il tuo obiettivo di scrittore è cercare la verità nella storia, questa ricerca non può basarsi su una ipocrisia iniziale per cui tu scrivi qualcosa in cui non credi; secondo perché se non credi in quello che fai, e cioè se non scrivi quello che davvero ti piace, si sente nelle tue parole.

Puoi imitare, anche inconsapevolmente  un tema o uno stile, perché lo hai letto molto e ti piace, ma non puoi imitare il successo di un autore semplicemente copiandone le trame e il linguaggio.

Un libro che ha successo nasce dalla verità di chi lo scrive.

9) Liberati dalla paura e dall’ostentazione

Scrivere bene significa prima di tutto liberarsi dalla paura: paura di non essere capiti dal lettore, di non saper trasmettere i propri concetti esattamente come li sentiamo dentro di noi, paura di essere fraintesi o sottovalutati.

Scrivere bene significa però anche liberarsi dall’ostentazione, dalla voglia di dimostrare quanto si è bravi, mettendo lo stile al di sopra della storia.

10) Non puoi soddisfare tutti i lettori

Ecco, toglitelo dalla testa. Se pensi di accontentare tutti, alla fine non accontenterai nessuno.

Se pensi che uno stile sia migliore di un altro solo perché lo dice qualche critico importante, lascia stare. Tu devi usare il tuo stile, quello che senti giusto per te, per le tue pagine, per le tue parole.

Con questo ovviamente non soddisferai tutti i lettori, ma l’importante è che tu ti sforzi di soddisfare almeno una parte dei tuoi lettori.

11) Crea il tuo Lettore Ideale

Invece di voler accontentare tutti, pensa piuttosto al tuo Lettore Ideale. Immaginatelo nel dettaglio e pensa sempre a lui quando sei chiuso nella tua stanza a scrivere.

Pensare al Lettore Ideale, ai suoi gusti e alle sue opinioni, ti aiuterà a dirimere i dubbi durante la scrittura, a scegliere quale strada seguire. Scrivi per lui e tutto assumerà un senso.

12) Scrivi come mangi

Entrando negli aspetti più tecnici della scrittura, si parte dal vocabolario, che deve essere il primo fra gli strumenti del mestiere di uno scrittore, il pezzo forte della sua “cassetta degli attrezzi”.

Il vocabolario, però, deve essere usato per controllare la correttezza di ciò che si scrive, non per usare parole lontane dal proprio stile quotidiano.

Usa dunque un buon vocabolario per verificare termini, grafie o sinonimi, ma non stravolgere il tuo linguaggio comune solo per sembrare più colto e più raffinato. Non usare paroloni che non ti appartengono e non vergognarti della semplicità del tuo stile.

Anzi, «se è appropriata, usa la prima parola che ti viene in mente».

Se è appropriata, usa la prima parola che ti viene in mente.

13) Non farti ossessionare dalla grammatica

La grammatica è importante perché ti permette di costruire frasi ben fatte, ma in genere quello che hai appreso a scuola è più che sufficiente. A scuola, infatti, ti hanno insegnato che in una frase ci deve essere un soggetto e un predicato; questo è ovviamente corretto e costituisce un bagaglio di base di cui hai bisogno, una sorta di rete di salvataggio o di un bastone a cui aggrapparti per la tua scrittura.

Non credere però che la grammatica sia tutto. Frasi scritte con un eccessivo rispetto delle norme grammaticali possono diventare rigide e poco “vere”. Ricordati in fatti, che lo scopo della fiction non è la correttezza grammaticale ma far accomodare il lettore e poi raccontargli una storia.

14) Usa la forma attiva

Continuando con l’elenco degli strumenti tecnici del mestiere di scrivere, è sempre meglio preferire la forma attiva dei verbi rispetto alla forma passiva.

La forma passiva, quella in cui il soggetto della frase subisce l’azione, è una struttura verbale tortuosa, pesante, spesso adottata dagli scrittori timidi e insicuri.

La forma attiva, invece, quella in cui il soggetto compie l’azione, è una struttura verbale diretta che agevola la comprensione e aiuta il lettore ad entrare nella storia.

15) Evita gli avverbi

Anche gli avverbi, come la forma passiva, sono elementi caratteristici dello scrittore timido e come tali vanno evitati.

«La via per l’inferno è lastricata di avverbi.»

La via per l’inferno è lastricata di avverbi.

Se usi troppo gli avverbi dimostri di avere paura di non essere abbastanza chiaro, di non riuscire a trasmettere a pieno un concetto o un’immagine. Evita dunque gli avverbi più che puoi e concentrati invece a rafforzare il resto della tua frase affinché di quegli avverbi non ci sia bisogno.

In particolar modo, evita gli avverbi all’interno dei dialoghi, come specificazione del verbo dire e dei suoi sinonimi (es: “disse timidamente”, “gridò minacciosamente”, “supplicò disperatamente”, ecc.)

Anzi, evita anche l’uso troppo ricercato dei sinomini del verbo dire (esclamare, gridare, supplicare, raccontare, ecc.), se la scelta di un verbo diverso nasce con l’intento di sostituire l’avverbio mancante.

16) Usa i paragrafi come ritmo della storia

Il paragrafo è l’unità di base della scrittura perché da una frase che espone un argomento ne seguono altre che lo spiegano e lo amplificano e costituiscono un tutt’uno.

Poi si va a capo.

Per questo i paragrafi possono essere di lunghezze molto diverse tra loro: ci può essere un paragrafo di poche righe e uno di molte pagine, ma ciò che conta è che nascano spontanei durante la scrittura.

I paragrafi sono elementi flessibili che possono far accelerare o rallentare una storia. Impara dunque a usarli per dare il giusto ritmo alla tua storia.

17) Non confondere il ritmo con la velocità

Ogni storia deve avere un suo ritmo, un passo al quale si svolge la vicenda. Non per questo, però, tutte le storie devono per forza essere veloci, non tutti i libri devono raccontare azioni scattanti e inanellare una scena dopo l’altra.

Se procedi troppo in fretta corri il rischio di lasciare indietro il lettore, o perché lo confondi o perché lo stanchi.

Ritmo, quindi, non è sinonimo di velocità, ma certo anche rallentare troppo può essere rischioso perché il lettore può annoiarsi e abbandonare la storia.

Anche il questo caso, dunque, ci vuole equilibrio e per trovare il ritmo giusto basta, ancora una volta, pensare al Lettore Ideale, a cosa gli piace e a quale velocità vuole andare.

18) Non cercare di costruire una trama

La vita stessa ci dimostra che è quasi impossibile fare programmi, perché poi accade sempre qualcosa che li fa cambiare o saltare. Dunque perché dovresti perdere tempo e ostinarti a tessere una trama prima di cominciare a scrivere?

Le storie si costruiscono da sole e lo scrittore ha il compito di trascriverle.

Ancora meglio, possiamo dire che le storie sono come i reperti fossili nascosti nel terreno che lo scrittore trova e fa riemergere a poco a poco, con i pennellini delicati dell’archeologo e non con il piccone del minatore.

19) Parti da una situazione iniziale chiara

Per dare il via alla tua narrazione non hai dunque bisogno di stabilire fin dal principio una trama dettagliata. Ti basta collocare i personaggi principali in una situazione iniziale ben definita e poi lasciarli agire e vedere cosa succede.

Una situazione iniziale chiara è quella che può essere espressa con una frase interrogativa che comincia con “E se…?”

Ad esempio la domanda “E se una cittadina del New England venisse invasa dai vampiri?” costituisce la situazione iniziale de Le notti di Salem; oppure la domanda “E se un poliziotto di una remota cittadina del Nevada impazzisse e cominciasse ad ammazzare tutti quelli che gli capitano a tiro?” è la situazione iniziale di Desperation.

Per allenarti a lavorare a partire da una situazione iniziale senza preoccuparti dell’intreccio, fai questo esercizio. Prendi un fatto di cronaca di quelli che purtroppo si ripetono spesso, con vittime diverse ma esiti sempre uguali, come per esempio “Uomo violento uccide l’ex-moglie”. Non è certamente una storia originale, ma tu ribalta lo schema prestabilito e inverti il sesso dei protagonisti: immagina cioè che la donna sia la criminale e l’uomo la vittima e vedi cosa ne viene fuori.

20) Trova il giusto equilibrio nelle descrizioni

Le descrizioni sono fondamentali nei romanzi perché  portano il lettore dentro la storia, stimolando le sue percezioni sensoriali.

Imparare a descrivere bene è dunque importante, ma la buona notizia è che si può imparare a farlo, leggendo molto e scrivendo molto, naturalmente!

Per scrivere una descrizione efficace devi riuscire a immaginare cosa vuoi che il lettore provi leggendo le tue pagine e poi devi sapere cosa dire e cosa no, quanto dare in modo esplicito per guidare il lettore a raggiungere le sensazioni che tu vuoi fargli provare, e quanto invece omettere per non seppellirlo sotto una montagna di dettagli inutili.

È dunque un’arte di equilibrio, che si acquisisce con l’esperienza e che si basa più sulla creazione di un’atmosfera che sul dettaglio fisico di un personaggio.

Anzi, focalizzarsi solo sui dettagli dell’aspetto fisico o esteriore dei personaggi è pericoloso perché si può cadere nell’errore di credere che questo basti a definire il loro carattere.

«La descrizione comincia nella fantasia dell’autore, ma dovrebbe finire in quella del lettore.»

La descrizione comincia nella fantasia dell'autore, ma dovrebbe finire in quella del lettore.

21) Usa le figure retoriche… se sai come farlo!

L’uso delle figure retoriche è certamente uno dei piaceri della scrittura. Descrizioni e ambientazioni assumono maggiore intensità se le arricchisci con similitudini o metafore.

Attenzione però, perché l’uso figurato del linguaggio può nascondere delle insidie: se una metafora non è chiara o e chiara solo per te, allora non funziona, meglio toglierla, altrimenti passeresti per ignorante; se una similitudine è solo l’ennesima riproposizione di un luogo comune, meglio cambiarla, sembreresti solo pigro.

La tua reputazione di scrittore ha solo da perderci.

22) Usa i dialoghi per mostrare i tuoi personaggi

I dialoghi sono la parte fondamentale di una storia per definire e portare alla luce il carattere dei tuoi personaggi.

Con i dialoghi, infatti, non solo puoi far dire ai personaggi cosa pensano o cosa hanno fatto, portando quindi in avanti la storia, ma puoi anche far capire come dicono quelle cose, come si esprimono, qual è il loro linguaggio, il loro tono, il loro ritmo e, di conseguenza, la loro indole, il loro umore e il loro carattere.

Per imparare a scrivere bei dialoghi la chiave è imparare ad ascoltare, per riconoscere i vezzi linguistici delle persone, le cadenze, gli intercalari, l’uso dei diversi registri.

Un buon dialogo infatti, non è quello logico e consequenziale che si svolge nella mente dello scrittore, bensì quello, a volte incoerente e pieno di sottintesi, della realtà.

Se sei un lupo solitario e non ti piace stare in mezzo alle persone, probabilmente farai più fatica a migliorare la scrittura dei tuoi dialoghi.

Ma del resto «scrivere bene i dialoghi è un’arte e non solo un mestiere».

Scrivere bene i dialoghi è un’arte e non solo un mestiere.

23) Crea personaggi veri

I personaggi di una storia non devono ricopiare fedelmente persone vere che tu conosci, anzi, è proprio meglio che tu non lo faccia, a meno che il tuo libro non sia una biografia.

I personaggi devono però essere veritieri e descritti con sincerità, fino in fondo, nei loro pregi, nei loro difetti, nelle loro incoerenze.

È su di loro, in effetti, che si sviluppa la storia.

Inoltre i personaggi devono crescere a poco a poco, sia perché un romanzo in cui i personaggi alla fine della storia sono rimasti uguali a com’erano all’inizio sarebbe un romanzo non riuscito, sia perché nella vita vera non esistono persone totalmente buone e persone totalmente cattive. Tutti abbiamo incertezze, cedimenti o redenzioni, seppure temporanee.

«Se lavori bene, i tuoi personaggi diventeranno vivi e cominceranno ad agire per proprio conto.»

Se lavori bene, i tuoi personaggi diventeranno vivi e cominceranno ad agire per proprio conto.

24) Inserisci qualche retroscena

I retroscena sono tutti quegli elementi della vicenda o della vita dei tuoi personaggi che sono accaduti prima dell’inizio della tua storia.

I retroscena arricchiscono la caratterizzazione di un personaggio e aiutano a spiegare le sue motivazioni, perché agisce in un modo o perché ha un determinato carattere. Del resto, anche se il tuo romanzo segue un intreccio lineare senza ampi flashback, è indubbio che ogni personaggio, quando entra nella tua storia, porta con sé il suo passato, di cui tu, autore, sai tutto, ma di cui il lettore non sa niente.

Si tratta dunque di dare al lettore qualche retroscena, perché tutto assuma maggiore spessore  e interesse ai suoi occhi, ma non troppi, perché altrimenti si cadrebbe nella noia.

«I due elementi importanti da ricordare sui retroscena sono che a) tutti hanno una storia e b) gran parte di essa non è molto interessante.»

I due elementi importanti da ricordare sui retroscena sono che a) tutti hanno una storia e b) gran parte di essa non è molto interessante.

25) Scrivi da solo

La prima stesura deve essere fatta velocemente e di getto.

Seduto nella tua stanza dedicata alla scrittura, con la porta chiusa alle spalle, scrivi e basta, senza lasciare spazio ai dubbi e alle interferenze che provengono dall’esterno. In questa prima fase non dare retta alle tue vocine interne demotivanti, ma resisti anche alla tentazione di far leggere il tuo lavoro a qualcuno in cerca di conferme. È l’unico modo di tenere alta la tensione e continuare a scrivere.

«Scrivere fiction, specialmente quando il romanzo è lungo, può essere un lavoro difficile e solitario; è come attraversare l’Atlantico in una vasca da bagno. Ci sono innumerevoli occasioni per dubitare di sé.»

Scrivere fiction, specialmente quando il romanzo è lungo, può essere un lavoro difficile e solitario; è come attraversare l'Atlantico in una vasca da bagno. Ci sono innumerevoli occasioni per dubitare di sé.

26) Poi fai una pausa

Quando hai finito la prima stesura, fermati e fai una pausa. Lascia decantare il tuo libro per almeno sei settimane. Chiudilo in un cassetto e cerca di non pensarci. Distraiti facendo altro.

Solo così potrai riprendere in mano il tuo testo per la seconda stesura con uno sguardo sufficientemente distaccato che ti permetta di vedere le incongruenze della trama, le lacune nello sviluppo dei personaggi, le cadute di stile, gli errori grammaticali.

27) Taglia senza pietà

Per trovare la tua voce e il tuo stile puoi sperimentare in libertà. A una condizione: se quello che ottieni funziona, lo tieni; se non funziona, lo butti.

Durante la riscrittura devi essere molto severo con te stesso. Non solo devi sanare le incongruenze, riempire i vuoti e correggere gli errori: devi soprattutto snellire.

Togli le divagazioni, elimina le spiegazioni inutili, pulisci lo stile.

Una formula per affrontare una seconda revisione? 2a bozza=1a bozza-10%.

«Se non riesci a sacrificare il 10% conservando gli elementi fondamentali della narrazione, vuol dire che non ci hai provato fino in fondo.»

Se non riesci a sacrificare il 10% conservando gli elementi fondamentali della narrazione, vuol dire che non ci hai provato fino in fondo.

28) Parti dalla storia e arriva al tema

Mentre scrivi forse non e ne rendi conto perché lavori capitolo per capitolo, ma quando tutto il libro è finito sotto le tue mani deve essere in grado di dire di cosa parla, qual è il tema del tuo romanzo.

«La risposta non giunge sempre subito, ma di solito una c’è e non è nemmeno troppo difficile da trovare.»

Solo dopo aver stabilito qual è il tema del tuo libro potrai affrontare quella prima bozza e dedicarti alle revisioni, perché proprio tramite quelle riletture e riscritture potrai far emergere con più chiarezza il tuo tema.

Attenzione, però: partire da un tema per scrivere una storia raramente dà buoni risultati. Bisogna partire dalla storia e poi da questa estrapolare un tema, non viceversa.

29) Fai ricerche per essere verosimile

Se puoi scrivi su ciò che sai, ma se devi scrivere su qualcosa che non sai, informati e fai ricerche.

Durante la prima stesura puoi riempire i tuoi vuoti di conoscenza con la tua immaginazione, ma poi, durante la riscrittura, verifica sempre accuratamente le informazioni perché solo una storia credibile può essere una storia che funziona.

30) Fai leggere il tuo libro a pochi lettori fidati

Dopo aver completato tutte le revisioni che ritieni necessarie, fai leggere il tuo romanzo a lettori fidati, amici o parenti che ti dicano con sincerità la loro opinione.

Molti critici e insegnanti di scrittura non sono d’accordo con questo consiglio perché pensano che chi ti conosce da vicino non possa leggere il tuo libro in modo oggettivo, né possa avere la libertà di dirti davvero come la pensa.

Se però tu senti di scrivere per una persona in particolare o ci tieni ad avere il suo giudizio, falle leggere il tuo libro.

«Non puoi includere nella tua storia il mondo intero, ma puoi farci entrare quelli che per te contano di più. E ti conviene.»

Non puoi includere nella tua storia il mondo intero, ma puoi farci entrare quelli che per te contano di più. E ti conviene.

31) Scrivi per te stesso

Infine, a chi gli chiede se scrive per i soldi, Stephen King risponde senza incertezze di no.

«La risposta è no. Né ora, né mai. Sì, ho guadagnato molto con i miei romanzi e racconti, ma non ho mai scritto una sola parola con il pensiero di essere pagato per farlo. Scrivo perché mi appaga. Sarà servito anche a pagare il mutuo e a far andare i ragazzi all’università, ma queste sono conseguenze: ho scritto per il piacere di scrivere, per la gioia pura che ne ricavo. E se puoi farlo per il piacere, puoi farlo per sempre.»

Ho scritto per il piacere di scrivere, per la gioia pura che ne ricavo. E se puoi farlo per il piacere, puoi farlo per sempre.»

Spero che questa lista di consigli abbia stimolato la tua creatività e ti abbia spronato a scrivere di più e meglio.

Se puoi leggi comunque per intero On Writing di Stephen King, perché scoprirai tanti aneddoti interessanti e curiosi della sua vita.

Nel frattempo fammi sapere quali sono i consigli che ti piacciono di più o quelli che ritieni più difficili da mettere in pratica. Scrivilo qua sotto nei commenti. Ti aspetto!

 

P.S.

Ci ho messo molti giorni per raccogliere tutte le informazioni e scrivere questo articolo. Se ti è piaciuto, ti chiedo dunque un piccolo favore.

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